Schema Ponzi: come funziona

14 Febbraio 2017, di Alberto Battaglia

Lo schema Ponzi, noto anche come Ponzi Game, è uno strumento di raggiro finanziario vecchio quasi di un secolo, ma che ricorre ancora in cronache relativamente recenti. Per fare un esempio noto a tutti è sufficiente evocare il nome di Bernie Madoff, l’uomo dell’alta finanza che nel 2009 è stato condannato a 150 anni di prigione proprio per una truffa basata su questo schema. Madoff aveva generato un buco da oltre 60 miliardi di dollari.

Le origini

Lo schema prende il nome da un migrante di origine italiana, Charles Ponzi, il quale, utilizzandolo negli Stati Uniti nel 1920 era riuscito a raccogliere l’equivalente di 5 miliardi di dollari attuali (15 milioni di allora) partendo da un capitale ridicolo: appena due dollari, a quanto si dice. Il raggiro aveva coinvolto 40mila investitori ignari dell’utilizzo reale che sarebbe stato fatto del proprio denaro.

I passaggi della truffa di Ponzi

Ma su cosa si fonda lo schema Ponzi? Innanzitutto, su una promessa allettante: quella di offrire grandi ritorni d’investimento in tempi brevi; a questa, va poi aggiunta una certa inesperienza finanziaria da parte delle vittime. Una volta ottenuta la fiducia e il primo flusso di denaro da parte dei primi sottoscrittori, il lavoro del truffatore non sarà quello di investirlo nelle complicate operazioni spacciate alla clientela. Al contrario, esso verrà utilizzato, in prevalenza, per corrispondere i primi ritorni promessi, iniziando a cementare la fiducia degli investitori. Allo stesso tempo, inizia a diffondersi un conseguente passaparola sulla convenienza dell’offerta, che potrà attirare in tal modo nuovi malcapitati ingolositi dai guadagni facili.

In un secondo momento, sarà necessario convincere i primi clienti a reinvestire i propri interessi, mentre nel frattempo i capitali raccolti vengono investiti per rendere la truffa ancora più credibile tramite operazioni marketing e comunicazione volte ad ampliare sempre più lo spettro d’azione del raggiro. Se i primi clienti richiedono indietro il capitale investito, si potrà attingere dai fondi raccolti dai nuovi truffati. Lo schema può essere retto, nella sua forma più semplice qui descritta, sintantoché nuovi sottoscrittori del fantomatico investimento coprono con nuovi influssi di denaro i costi necessari per fare fronte ai costi: prima che il Ponzi game collassi su se stesso, il truffatore sparisce col bottino raccolto, abbandonando a loro stessi gli investitori raggirati.

Lo schema, com’è facile immaginare, è esposto al rischio che le autorità di controllo e i media smascherino senza troppe difficoltà l’inganno perpetrato. Tuttavia, nuove notizie sull’utilizzo attuale di questo metodo emergono regolarmente. Una delle ultime risale all’agosto 2016, nel contesto di un’economia la cui trasparenza finanziaria è spesso oggetto di critiche: quella cinese. A rendersi protagonista della truffa era stato il sito peer-to-peer Ezubao che, tramite lo schema Ponzi, era riuscito a raccogliere 7,6 miliardi di dollari a partire dal luglio 2014. Quella che di certo è stata una delle truffe più grandi della storia della Cina, dunque, porta il marchio di fabbrica tricolore di Charles Ponzi.