Wall Street: prima settimana positiva dell’anno. S&P riacciuffa 1.900 punti

22 Gennaio 2016, di Mariangela Tessa

MILANO (WSI) –  Chiusura in rialzo per Wall Street,  che si lascia alla spalle la prima settimana positiva da inizio anno grazie alla prospettiva di ulteriori stimoli monetari da parte della Banca centrale europea e la continuazione del rally del petrolio.

Lo S&P 500 (+2%), supportato dal rimbalzo dei petroliferi (+4,3%), ha riagganciato la soglia psicologica dei 1.900 punti. Bene il Dow Jones che cresce di 200 punti (+1,33%), chiudendo sopra i 16.000 punti. Il Nasdaq sale del 2,66% a 4.591 punti.

La decisione della Bce di aprire alla possibilità di nuovi stimoli monetari nella prossima riunione di marzo – con le speculazioni che aumentano su ulteriori tagli ai tassi – non solo sui depositi, ormai negativi allo -0,30% dopo l’intervento di dicembre – e sull’estensione del QE – , insieme al boom dei prezzi del petrolioriportano gli acquisti ovunque

Sullo sfondo gli investitori ritengono che le banche centrali siano pronte ad agire, dopo che dall’inizio del 2016, ben $7.800 miliardi sono andati in fumo sull’azionario globale.

Nonostante i rialzi di ieri, il Dow Jones, l’S&P 500 e il Nasdaq restano in correzione (status definito da una contrazione del 10% dai recenti massimi). In particolare lo S&P 500 ha bruciato quasi $2.000 miliardi  di valore di mercato dall’inizio del 2016.

Intanto sale l’attesa per la riunione del 27 e 28 gennaio prossimi della Federal Reserve: dopo il peggiore inizio anno di sempre a Wall Street e alla luce delle preoccupazioni sull’andamento dell’economia cinese, il mercato si aspetta toni cauti sul fatto che nel 2016 ci possano essere davvero quattro rialzi dei tassi come indicato lo scorso dicembre. Allora la banca centrale Usa annuncio’ la prima stretta dal giugno 2006.

Detto questo, i dubbi sui fondamentali rimangono, se si tiene in considerazione che gli analisti prevedono che gli utili delle società scambiate sullo S&P 500 siano scesi -7% nell’ultimo trimestre del 2015.

Sul petrolio, per la seconda giornata di fila il petrolio ha chiuso in rally. Quello odierno e’ il maggiore dallo scorso agosto. Al Nymex il contratto marzo ha guadagnato il 9%, 2,66 dollari, a 32,19 dollari al barile. Rispetto a venerdi’ scorso, l’incremento e’ del 9,4%. Il greggio e’ stato protagonista di un rimbalzo dopo due settimane consecutive con perdite a doppia cifra.

Il movimento odierno sembra legato al cosiddetto “short covering” con cui i trader che avevano scommesso su un ribasso delle quotazioni hanno chiuso almeno in parte le loro posizioni. Inoltre il numero delle trivelle petrolifere attive negli Stati Uniti e’ calato per la quinta settimana di fila a 510 unita’ contro le 1.317 di un anno fa.

La materia prima e’ condizionata anche dall’avvertimento dell’Energy Information Administration americana: ci potrebbero essere problemi all’infrastruttura energetica – incluse raffinerie e impianti elettrici – della costa orientale degli Stati Uniti a causa della tempesta di neve in arrivo e che a New York dovrebbe portare fino a 45 centimetri di coltre bianca. “In aggiunta a livelli record di neve, le aree colpite potrebbero essere colpite da forti venti e aumento dei livelli dell’acqua lungo la costa atlantica”.

Riguardo agli altri mercati, da segnalare che lo Stoxx Europe 600 Index, indice di riferimento dell’azionario europeo, termina la settimana con un rialzo +2,3%, il più forte da novembre.

Molto bene anche l’indice MSCI Emerging Markets, l’indice che monitora il trend dei mercati emergenti, che nella sessione odierna è salito +2,7%, scendendo tuttavia per la quarta settimana consecutiva. Nella seduta di giovedì, inoltre, il listino ha chiuso al minimo dal maggio del 2009.

Sul mercato valutario, le dichiarazioni di Draghi hanno schiacciato al ribasso l’euro.

Occhio al rublo, che è salito +3,2%, riducendo le perdite di questo mese a -8%. Si tratta comunque della performance peggiore tra le 32 principali valute di tutto il mondo.

Focus anche sul dollaro di Hong Kong, che ha riportato il rialzo più forte in 12 anni, salendo fino a +0,4%, prima di essere scambiato con un incremento +0,3% a 7,7916 nei confronti del dollaro. La valuta, che era scivolata al minimo in otto anni a HK$7,8295 nella seduta di mercoledì, ha cancellato le perdite della settimana.

Lo yen ha sofferto la perdita settimanale più forte in più di due mesi, estendendo il calo a -1%.