Wall Street chiude in rosso, teme aumento tassi a giugno

23 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Chiusura negativa per la Borsa Usa con gli investitori che continuano a domandarsi se la Federal Reserve alzera’ i tassi nella riunione di giugno. Nel finale,  il Dow perde lo 0,05% a 17.492 punti, lo S&P 500 scende dello 0,21% a 2.048 punti mentre il Nasdaq guadagna lo 0,08% a 4.765 punti.

L’ipotesi di un rialzo piu’ vicino e’ diventata concreta dopo la diffusione, mercoledi’ scorso, dei verbali della riunione di aprile della banca centrale americana. In essi c’era scritto che la Fed ha “lasciato aperta la possibilita’ di un incremento dei tassi nella riunione di giugno”.

Era da giorni che vari membri della Fed avvertivano il mercato che era troppo compiacente. Oggi a rincarare la dose e’ John Williams, presidente della Fed di San Francisco, secondo cui e’ probabile che quest’anno ci siano due o tre rialzi dei tassi. James Bullard, a capo della Fed di St. Louis, ha detto da Pechino (Cina) che ci sono piu’ fattori in favore di una stretta graduale invece di un mantenimento dello status quo.

L’impressione tra i trader e’ che la Fed sia pronta ad agire e che usi la prossima occasione per continuare la normalizzazione della sua politica monetaria (iniziata lo scorso dicembre) senza sorprendere negativamente il mercato.

A livello settoriale, corrono le materie prime (+1,5%) mentre gli energetici segnano solo un +0,12% nel giorno in cui il petrolio ha chiuso al Nymex in calo sulla scia di preoccupazioni di scorte globali in eccesso. Ieri il viceministro petrolifero iraniano Rokneddin Javadi ha detto che le esportazioni a Teheran raggiungeranno entro meta’ estate i 2,2 milioni di barili al giorno dai 2 milioni attuali. Tali dichiarazioni, riportate dall’agenzia iraniana Mehr, hanno fatto venire meno le gia’ basse aspettative per un congelamento della produzione nella riunione dell’Opec del 2 giugno prossimo.

Al New York Mercantile Exchange, il contratto a luglio ha perso 33 centesimi, lo 0,7%, a quota 48,08 dollari al barile. Gli investitori stanno inoltre digerendo il venire meno dell’effetto positivo sui prezzi dato dalle interruzioni alla produzione registrate in Canada (a causa di un incendio) e in Nigeria (a causa di violenze). In Alberta in particolare, gia’ venerdi’ scorso il governo ha rimosso l’evacuazione obbligatoria in determinati posti permettendo a gruppi come Suncor Energy di ricominciare dopo due settimane l’estrazione di greggio dalle sabbie bituminose.

Gli analisti inoltre si aspettano un aumento della produzione in Libia, dove venerdi’ la compagnia di Stato National Oil ha detto che un cargo con 660mila barili e’ salpato da un porto nella parte orientale della nazione. Sale l’attesa per la riunione dell’Opec del prossimo 2 giugno anche se praticamente nessuno si aspetta un congelamento della produzione su cui il mercato aveva sperato da febbraio e andato il fumo il 17 aprile scorso, quando una riunione a Doha (Qatar) e’ finita con un nulla di fatto a causa della posizione intransigente dell’Arabia Saudita (il leader di fatto del cartello) che voleva la partecipazione dell’Iran (concentrato invece a riportare la produzione sui livelli pre-sanzioni).

Un po’ di sostegno e’ arrivato dal fermento da M&A dato da Monsanto: la tedesca Bayer ha offerto 122 dollari per azione in contanti per comprare il gruppo agrochimico americano; l’operazione vale 62 miliardi di dollari, debito incluso. Tonfo invece per Tribune Publishing (-15,6%) dopo avere detto no per la seconda volta all’offerta d’acquisto, seppur migliorata, di Gannett (-1%).