WALL ST. TIRA IL FIATO, PESANO DUBBI ECONOMIA

3 Giugno 2009, di Redazione Wall Street Italia

Gli ultmi dati macroeconomici relativi alla situazione occupazionale del settore privato, agli ordini alle fabbriche e al settore dei servizi si sono rivelati peggiori di quanto previsto dagli operatori, spingendo al ribasso i listini azionari americani. Si e’ cosi’ interrotta una serie di rialzi consecutiva che durava da quattro sedute. Il Dow Jones ha perso lo 0.73% a 8676.83 punti, l’S&P 500 l’1.37% a 931.80 punti, mentre il paniere composito Nasdaq ha lasciato sul campo lo 0.59% a quota 1852.92.

Molti analisti giudicano la flessione odierna un movimento naturale dopo i forti guadagni degli ultimi giorni, che hanno permesso all’S&P e al Nasdaq di toccare i livelli piu’ alti dall’inizio dell’anno. Il mercato azionario ha fatto un balzo superiore al 30% da inizio marzo, sulla scorta dei segnali incoraggianti giunti dal settore bancario, dal mercato immobiliare e dalla fiducia dei conservatori. Tuttavia, stando a quanto riferito dai trader, gli operatori hanno bisogno di avere qualche certezza in piu’ sulla ripresa dell’economia, prima di ritornare a investire a piene mani sul mercato.

A questo proposito, gli aggiornamenti mensili sugli ordini alle fabbriche e sulle attivita’ del settore dei servizi, entrambi risultati inferiori alle attese, non hanno offerto quei segnali che gli operatori speravano di ottenere dopo che negli ultimi giorni le cifre sono state in generale confortanti.

Non hanno offerto grande supporto nemmeno i numeri del report sulla situazione occupazionale nel settore privato, che ha visto la perdita di 532 mila posti di lavoro a maggio. “Perdere mezzo milione di posti in un mese e’ sicuramente un segno negativo per l’economia Usa, ma si incomincia ad intravedere la luce all’uscita del tunnel”, dice Kathy Lien, analista di Global Forex Trading. Le cifre si sono dimostrate “sostanzialmente in linea con le attese del mercato”, secondo quanto scritto in una nota dagli analisti di Action Economics.

Sempre in mattinata, le parole pronunciate dal presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, dinanzi alla Commissione Bilancio della Camera non hanno rassicurato il mercato. Bernanke ha detto che il governo deve trovare un modo per assestare il suo enorme deficit di bilancio e che non riuscire in tale intento potrebbe compromettere gli sforzi fatti sin qui per far ripartire l’economia.

Circa quattro azioni su cinque hanno chiuso in calo alla Borsa di New York, dove i volumi hanno raggiunto i 637.5 milioni di titoli, rispetto ai 686.6 milioni del giorno prima. Le perdite hanno interessato indistintamente tutti i settori, ma i cali piu’ marcati si sono visti nei comparti energetico, delle materie prime e degli industriali: tutte aree che avevano tratto beneficio dall’apprezzamento delle risorse primarie visto nelle ultime sedute.

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Ma mercoledi’ la musica e’ cambiata, con i prezzi dell’oro nero che hanno ritracciato abbondantemente dopo il rally poderoso che andava avanti da una settimana. A mettere sotto pressione le quotazioni sono state le cifre diffuse dal governo, da cui e’ emerso un deciso incremento delle scorte settimanali di greggio, segnale evidente che la domanda energetica e’ ancora debole. Ad accusare il colpo sono stati in particolare Valero Energy (tonfo del 18%) e Sunoco (-9%). I futures con consegna luglio hanno ceduto $2.43 (-3.5%) a $66.12 il barile.

Negative le notizie giunte dal fronte delle trimestrali societarie. Penalizzata dalle basse spese al consumo nel campo dell’arredamento della casa, Williams-Sonoma (-9%) ha chiuso il primo trimestre fiscale in rosso. Toll Brothers (-6.5%) ha fatto peggio delle attese, mentre la societa’ della difesa SAIC fara’ il suo annuncio a mercati chiusi. Ieri dopo il suono della campanella Aetna ha reso noto di aver rivisto al ribasso le linee guida sugli utili 2009 in una forchetta compresa tra $3.55 e $3.70 per azione, rispetto alla stima precedente di $3.85-$3.95. La compagnia assicurativa ha citato “il previsto incremento dei costi nel settore medico commerciale, oltre al calo del fatturato proveniente dai progetti Medicare nel 2009”. I titoli hanno perso il 4.5%.

Eric Ross, direttore delle ricerche per il broker Canaccord Adams, sostiene che nonostante il ritracciamento di mercoledi’, la direzione del mercato e’ ancora orientata verso l’alto. “L’economia non e’ piu’ in caduta libera, si sta stabilizzando. tuttavia non siamo ancora in una fase di rapida ripresa”.

Matt King, chief investment officer di Bell Investment Advisors vede i ribassi del mercato come un’occasione da prendere al volo per incrementare l’esposizione nell’azionario. “Stiamo cercando di rassicurare la gente. Solo perche’ il mercato ha attraversato una giornata no, non significa che torneremo a toccare il fondo”.

Ad ogni modo gli osservatori continuano a tenere in grande considerazione il livello dei rendimenti dei Titoli di Stato e delle quotazioni del dollaro, due aree che ultimamente hanno destato particolare preoccupazione. Gli investitori temono infatti che questi fattori, in gran parte conseguenza del miglioramento delle prospettive economiche e delle massicce manovre di rilancio economico varate da Washington, potrebbero finire per compromettere la ripresa.

Un’impennata dei rendimenti potrebbe infatti spingere al rialzo i tassi di interesse sui mutui e altri prestiti al consumo a cui sono correlati, mentre un deprezzamento del biglietto verde potrebbe alimentare l’inflazione e compromettere la propensione all’acquisto dei consumatori, fondamentali per far ripartire l’economia a stelle e strisce.

Mercoledi’ tuttavia sia i prezzi dei Treasury che il dollaro hanno rimbalzato. Sul valutario l’euro ha infatti perso terreno nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di mercoledi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.4145. In pesante calo l’oro: i contratti sul metallo prezioso con consegna agosto hanno perso $18.80 attestandosi a $965.60 l’oncia. I Titoli di Stato, infine, chiudono in rialzo, con il rendimento sul benchmark a 10 anni che e’ sceso al 3.5510% dal 3.6440% di martedi’.