Visco: italiani si rifugiano in depositi come negli Anni 80

6 Aprile 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Mentre i bond perdono fascino tra gli italiani, lo conquistano depositi e circolante e questo a causa della crisi economica sulla composizione delle attività finanziarie. A dirlo il governatore di Bankitalia Ignazio Visco nel corso di un convegno al Senato.

Il numero uno di via Nazionale ha reso noto come la ricchezza delle famiglie italiane si è spostata su circolante e depositi bancari e postali, ridottisi fino al 20% del complesso delle attività all’inizio degli anni duemila ma cresciuti nuovamente negli ultimi anni fino a poco più del 30% ossia 1300 miliardi di euro, una quota simile a quella registrata a fine anni ottanta.

“Il possesso di titoli obbligazionari (compresi quelli pubblici), ossia bond e titoli di Stato, la cui quota aveva raggiunto il 30 per cento alla fine degli anni Ottanta, è invece sceso oggi intorno al 10 per cento del totale delle attività finanziarie lorde, la percentuale più bassa dal 1950 (che resta però elevata nel confronto internazionale: gli Usa sono al 6,2%, la Germania al 3,2%, la Francia all’1,4% e la Gran Bretagna all’1,6%, ndr), per un ammontare pari a 400 miliardi di euro”.

Visco ha poi aggiunto che gli italiani oggi posseggono 150 miliardi di bond, in netto calo negli ultimi anni, e un quinto di tali obbligazioni bancarie è nella forma più rischiosa ossia quella di titoli subordinati.

“La vita residua delle obbligazioni bancarie nel portafoglio delle famiglie è relativamente breve: il 40 per cento circa scadrà entro la fine dell’anno in corso, il 90 per cento entro il 2020. È invece cresciuto in misura significativa l’aggregato che comprende azioni e altre partecipazioni, quote di fondi comuni, riserve assicurative e fondi pensione (dal 35 per cento delle attività finanziarie alla fine degli anni Ottanta al 55 per cento di oggi)”.

Secondo Visco complessivamente rispetto ad altri paesi in Italia si conta una quota relativamente bassa di attività più complesse e diversificate. Resta contenuta invece – pari a poco meno del 10% – la quota di famiglie che detengono azioni, fondi comuni o gestioni patrimoniali.

Infine Visco conclude il suo intervento sottolineando come la vigilanza finanziaria non può sostituire le scelte dei risparmiatori e che componente essenziale delle politiche di tutela del risparmio è l’educazione finanziaria.

“L’azione della vigilanza, che costituisce la forma principale di tutela del risparmio affidato alle banche, minimizza ma non può annullare la probabilità che una banca entri in crisi anche per effetto di comportamenti illeciti, oltre che imprudenti”.