Via libera dal Senato a ddl riforma Rai, ora passa alla Camera

31 Luglio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Via libera del Senato al disegno di legge di riforma della Rai, approvato dall’Aula con 142 voti favorevoli e 92 contrari. Ora il provvedimento passa alla Camera.

“Sono soddisfatta, è un primo passo importante. Il lavoro non finisce qui e probabilmente ci saranno altre modifiche alla Camera. Ma è un primo passo e sono soddisfatta”, ha detto il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, lasciando Palazzo Madama dopo l’approvazione in Aula della riforma Rai.

“Una parte del Pd ha voluto dare un messaggio politico approfittando delle assenze” sulla riforma della Rai “ma nostro obiettivo non è dare messaggi ma cambiare il Paese. Quel messaggio non ci preoccupa”, ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, aggiungendo: “Abbiamo i numeri al Senato. La minoranza Pd ha voluto dare un segnale politico ma noi andiamo avanti più decisi di prima”.

Tra i punti salienti della riforma, l’introduzione della figura dell’amministratore delegato, un cda più snello non più eletto dalla Vigilanza, il presidente di garanzia.

In Aula è stata ristretta la delega al governo sul riassetto normativo di settore e cancellata quella sulla revisione del canone.

Intanto, a proposito del cda Rai, il premier Matteo Renzi che ha detto che “il rinnovo si fa perché lo prescrive la legge, scorretto sarebbe continuare con la proroga”, aggiungendo che sarebbe “una assurdità giuridica non nominarlo perché nel frattempo non c’è la nuova legge “.

Il cda non sarà “un consiglio a termine” ma fino al 2018. “Vedremo se e come correggere alla Camera il testo sulla delega al governo sul canone che è stato soppresso al Senato”.

Nell’articolo bocciato in Senato della riforma della Rai “credo ci fossero alcuni punti interessanti, anche sulle emittenti locali” non solo sul canone sul quale “il governo può sempre intervenire, basta che faccia una proposta in legge di stabilità”.

“Il 5 agosto il governo presenterà la sua proposta per presidente e direttore generale” della Rai, con i criteri “dell’autorevolezza e della competenza, perché il rapporto tra politica e Rai deve essere ‘alla Bbc’, di assoluta indipendenza”. . (mt)