Moderna Inc, entro novembre l’esito della sperimentazione sul vaccino

17 Settembre 2020, di Alberto Battaglia

La certezza sull’efficacia del vaccino anti-Covid di Moderna Inc, attualmente in fase di sperimentazione avanzata, potrebbe arrivare già a novembre.
Difficilmente ciò avverrà ad ottobre, come aveva annunciato il presidente Donald Trump, per il quale il vaccino potrebbe arrivare già prima della data delle elezioni presidenziali del 3 novembre. A dare le tempistiche è stato il ceo di Moderna Inc, Stephane Bancel, nel corso di un’intervista alla Cnbc.

Già lo scorso luglio i primi risultati della sperimentazione del vaccino Moderna avevano dato alcuni segnali incoraggianti sull’efficacia, per quanto ancora basati su un numero ancora ristretto di volontari. In tutto la società prevede di arrivare a coinvolgere nei test circa 30mila persone.

Moderna, assieme ad AstraZeneca e Pfizer, è fra le società che il governo americano ha direttamente sostenuto nella ricerca di un vaccino contro il coronavirus. Sulle tempistiche dell’immissione sul mercato era intervenuta anche la stessa Pfizer, indicando un possibile avvio della distribuzione già a partire da fine anno. AstraZeneca, da parte sua, ha ripreso la sperimentazione dopo la battuta d’arresto subita alcuni giorni fa in seguito alle complicazioni riportate da uno dei volontari.
Se la Fda approverà il vaccino, ha aggiunto il Ceo di Moderna, la società “è pronta a distribuire centinaia di migliaia di dosi”.

Dosi, il nodo dei Paesi a basso reddito

Vari governi, fra cui quello italiano, hanno già prenotato centinaia di migliaia di dosi di vaccino anti-Covid, assicurandosi una distribuzione tempestiva non appena un rimedio al virus sarà disponibile. A livello complessivo, però, si stanno già ponendo questioni di equità ed efficacia a livello globale.
Secondo quanto riferito oggi da Oxfam un ristretto gruppo di Paesi sviluppati, rappresentativi del 13% della popolazione mondiale, avrebbero già prenotato metà delle dosi di vaccino disponibili. Ciò potrebbe ritardare la diffusione del vaccino nei Paesi a basso reddito, le cui difese sanitarie, di fronte alla pandemia, sono assai inferiori.
Appena qualche giorno fa era intervenuto sul tema il fondatore di Microsoft Bill Gates, direttamente impegnato attraverso la sua fondazione a finanziare la ricerca sul vaccino. Gates aveva affermato che tralasciare i Paesi più poveri nella distribuzione del vaccino potrebbe raddoppiare il numero di morti complessivo della pandemia.
Gli Stati Uniti, secondo quanto calcolato da Agence France Presse, avrebbero già riservato 800 milioni di dosi, mentre l’Ue ben 1,5 miliardi.