Usa, neo presidente dovrà fare i conti con la recessione

13 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Che sia Hillary Clinton o Donald Trump non importa: il prossimo presidente degli Stati Uniti dovrá fare i conti con una recessione. Sono sempre piú numerosi gli economisti convinti che gli 83 mesi di fila di crescita inanellati dagli Stati Uniti siano in prossimità del capolinea.

“Se questo non dovesse verificarsi, sarebbe un record storico per gli Stati Uniti” ha detto Gad Levanon, capo economista per il Nord America al Conference Board di New York. La performance registrata dagli Stati Uniti, dopo la recessione del 2009, ha fino ad ora mostrato un trend positivo che, in termini di durata, non si vedeva da 150 anni.

Ma i giorni sembrano contati. Come si legge in un articolo di Bloomberg, nell’economia statunitense si iniziano a intravedere i primi segnali di stanchezza. Primo fra tutti, il rallentamento degli utili e la pressione al ribasso dei salari. Tutto questo sta avvenendo mentre la crescita media dell’economia ha subito un rallentamento, attestandosi intorno al 2%.

Michael Feroli, capo economista di JP Morgan, crede che, a questo punto del ciclo, ci siano ben 2 possibilita’ su tre che l’economia a stelle e strisce finisca in territorio negativo. Una prospettiva resa ancora piu’ difficile da da gestire in una fase in cui la Fed ha sparato tutte le cartucce. E, anzi, ha iniziato, lo scorso dicembre, ad alzare i tassi di interesse.

A questo proposito, va ricordato che, gli economisti, nelle ultime settimane, hanno abbassato ancora una volta le stime sull’andamento dei tassi di interesse americani. E’ quanto emerso da un sondaggio del Wall Street Journal, secondo cui la previsione media e’ che il costo del denaro si attestera’ allo 0,76% a fine 2016, mentre ad aprile era allo 0,84%. Poiche’ attualmente i fed funds si trovano in un intervallo tra 0,25 e 0,50%, dove sono stati portati lo scorso dicembre, significa che un maggior numero di economisti attende ora un solo aumento di un quarto di punto percentuale nel corso dell’anno.

A dicembre erano previsti tre aumenti, poi gli esperti erano passati a due. Inoltre, la previsione e’ che i tassi salgano all’1,55% entro la fine del prossimo anno e al 2,39% a fine 2018. Ad aprile gli economisti avevano anticipato tassi all’1,65% a fine 2017 e al 2,48% a fine 2018. La Federal Reserve a marzo, l’ultima occasione in cui sono state aggiornate le stime sull’economia e sull’andamento dei fed funds, ha parlato di un incremento dei tassi allo 0,9% a fine 2016 e al 3% a fine 2018.

Un gruppo di sostenitori di Donald Trump, il candidato del Partito Repubblicano