Usa e FMI condannano Germania: avanzo commerciale iniquo

10 Maggio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Gli Stati Uniti e il Fondo monetario internazionale hanno, seppure in modi e termini diversi, richiamato a loro modo la Germania per un avanzo commerciale iniquo e troppo vantaggioso nei confronti della concorrenza. La locomotiva europea è criticata per essere un’economia troppo sbilanciata verso le esportazioni.

Secondo l’istituto di Washington, Berlino deve sfruttare appieno il bassissimo costo del denaro per finanziare investimenti pubblici in infrastrutture. Il duplice effetto di tale mossa sarebbe il riequilibrio della bilancia corrente tedesca, in forte surplus, e lo stimolo della ripresa dell’Eurozona.

Gli Stati Uniti da parte loro hanno inserito la Germania insieme alla Cina, al Giappone, alla Corea del Sud e a Taiwan, nella lista dei paesi che hanno un vantaggio in termini valutari troppo elevato. Berlino ha appena registrato un surplus commerciale record, che per i paesi più “poveri” e meno virtuosi dell’area euro e non solo per l’America è sproporzionato e iniquo.

Con la Germania non conviene fare affari

Il gap delle partite correnti è salito a 30,4 miliardi di euro a marzo, dai 21,1 miliardi del mese antecedente. L’avanzo della bilancia commerciale, una misura che tiene conto solo della differenza tra importazioni ed esportazioni di beni e servizi, si è ampliato a 26 miliardi, anche in questo caso un valore record.

Il Fmi ha ribadito le sue linee guida, che aveva già indicato in altre occasioni al governo tedesco, per esempio durante le consultazioni annuali con l’esecutivo della Cancelliera Angela Merkel. Secondo le stime dell’istituzione, il surplus commerciale tedesco rimarrà su livelli record quest’anno. Un livello quasi sleale per la concorrenza, che deve fare i conti con un’economia orientata alle vendite di beni e servizi, con un tasso di cambio che pone in suo favore.

Fra gli altri suggerimenti dell’istituto guidato da Christine Lagarde si possono citare l’accelerazione verso le riforme strutturali in grado di allargare la partecipazione al lavoro, in particolare per i rifugiati e le donne. Il Fondo in precedenza aveva rivisto al ribasso le stime sulla crescita del Pil tedesco per il 2016 dall’1,7% all’1,5%.