Unicredit rimbalza ma in sei mesi perso metà capitale

17 Giugno 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Tutte le banche europee sono crollate negli ultimi giorni per via della paura che si avveri lo scenario temuto di Brexit. Il reparto bancario sarebbe infatti il più colpito nel caso in cui i cittadini britannici decidessero di esprimersi a favore di un’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Ma a essere particolarmente colpite dalle puntate short sono state le banche italiane e quelle spagnole, che son percepite come un investimento a maggiore rischio rispetto ad altre concorrenti in Europa per via della loro esposizione al debito governativo nazionale. Altrettanto fragili sono anche ritenute grandi società del credito come Deutsche Bank e Credit Suisse.

Deutsche Bank, la maggiore banca d’Europa, ha ceduto ieri il 3,5% a 12,83 euro dopo aver testato anche i minimi dal 1992. Credit Suisse ha perso il 5,3%, portando il bilancio dell’anno a un computo negativo pesante del -48%. Il settore bancario europeo ha lasciato sul campo due punti percentuali ieri.

La prima banca italiana per giro d’affari, i cui titoli oggi guadagnano il 7% a 2,36 euro a Piazza Affari, è da tempo sotto pressione per i dubbi sui livelli patrimoniali e sulle scelte manageriali. I soci sono divisi sulla nomina del nuovo Ceo e il sostituto di Federico Ghizzoni non dovrebbe essere scelto prima di inizio agosto. Da inizio anno il titolo ha perso il 57% (ai valori della chiusura di ieri, seduta in cui ha perso circa quattro punti percentuali).

Le obbligazioni bancarie garantite junior Tier 1, le prime emissioni a subire conseguenze nel caso in cui la banca finisca nei guai, hanno perso due centesimi a 78 centesimi, sui minimi dal 16 febbraio. Quelle di Deutsche Bank hanno ceduto un centesimi a quota 79 centesimi.

Unicredit: rimandate decisioni importanti

“In teoria Unicredit ha a disposizione asset da vendere per rimettersi in sesto ma la domanda da porsi è se vogliono veramente farlo”, spiega a Bloomberg Roberto Bella, analista creditizio presso Robeco Nederland BV.

“Se riescono a trovare come soluzione il diritto di prelazione, sarebbe un evento positivo per i bond Unicredit. Ma sembra che tutto richieda più tempo: dal momento che bisognerà aspettare ancora per avere un nuovo amministratore delegato, le grandi decisioni non verranno prese presto”.

Dal 9 novembre 2015, poco più di sei mesi fa, il titolo Unicredit ha perso il 59,94% e il trend è ancora ribassista. Rispetto per esempio all’andamento generale dell’indice allargato di Wall Street, lo S&P 500, ha fatto del 59,6% peggio. Di 11 analisti che hanno un giudizio sull’azione, nessuno ha un rating di “Buy”, due di “Sell” e nove raccomandano “Hold”.