Unicredit e la missione capitale. I rumor piacciono al mercato

23 Settembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Se Mps continua a destare nuove preoccupazioni e anche non poche polemiche, su Unicredit il sentiment è decisamente migliorato. L’impressione è che la missione per rafforzare il capitale riuscirà. Ieri la riunione del cda a Monaco di Baviera, in un momento in cui continuano a rimbalzare i rumor sul futuro della banca italiana.

Le varie cessioni e dimissioni di asset dovrebbero liberare risorse per 8 miliardi di euro, stando almeno a quanto riportato dagli analisti.

Nel cda che si è tenuto a Monaco, sono stati ribaditi i tre pilastri su cui si basa la strategia dell’amministratore delegato Jean Pierre Mustier: accelerazione delle dismissioni di quegli asset che vengono considerati no-core; ottimizzazione del capitale; miglioramento dell’efficienza. All’ordine del giorno, stando a quanto riportato da Il Sole 24 Ore, tra altre questioni, quella della cessione delle partecipazioni che Unicredit detiene ancora sia in Bank Pekao che in Fineco Bank.

  • Sul dossier Fineco, un interesse sarebbe stato manifestato da Banca Generali. Indiscrezioni stampa riportano che sulla cessione pesa il nodo del prezzo. Il mandato per trattare è stato assegnato a Goldman Sachs. Fineco, segnalano le fonti, potrebbe essere valutata oltre 3 miliardi di euro. Così ha scritto Reuters Italia: “Se andasse in porto, la vendita valorizzerebbe l’intero business di FinecoBank oltre 3 miliardi di euro con Unicredit che punta ad una operazione tutta cash, secondo le fonti. Assicurazioni Generali, Banca Generali e UniCredit non hanno voluto commentare, mentre un portavoce di Goldman Sachs non è stato immediatamente disponibile per un commento. Secondo una delle fonti, le trattative ruotano al momento intorno alla valutazione di FinecoBank, in particolare in relazione alle obbligazioni Unicredit in pancia a quest’ultima che, secondo gli analisti di Icbpi, rappresentano l’80% degli asset totali della banca multicanale. La fonte spiega che, in caso di cambio di controllo, il portafoglio obbligazionario di FinecoBank cesserebbe di beneficiare del trattamento contabile e regolamentare favorevole derivante dal fatto di detenere debito della controllante. Generali ha finora proposto un’operazione carta contro carta nel tentativo di superare le divergenze sul prezzo, UniCredit però vuole una transazione cash. “Questo potrebbe essere un processo lento. UniCredit vuole una transazione in contanti e questo si sta rivelando un ostacolo importante”, ha detto la fonte.
  • Tra l’altro Generali, sempre secondo Reuters, avrebbe puntato non solo Fineco ma anche Pioneer. A tal proposito la dismissione che ha per oggetto la divisione attiva nell’asset management avrebbe raccolto almeno otto manifestazioni di interesse. Tra i potenziali acquirenti, in pole position c’è la cordata Poste insieme a Cdp e Anima; ma favorite sono anche Generali e il gruppo francese Amundi. Secondo le fonti, Pioneer potrebbe essere venduta per 3 miliardi di euro.
  • Altro dossier è quello che riguarda la polacca Bank Pekao per cui si è fatta avanti la compagnia pubblica di Varsavia Pzu. Mustier vorrebbe a tal proposito vendere la quota prima del nuovo piano strategico che sarà presentato a novembre e prima del referendum. Una fonte intervistata dal Financial Times ha affermato che “Pekao è uno degli asset più facili da vendere”. Anche qui, tuttavia, il nodo sarebbe il prezzo: Pzu non vuole pagare più di 3 miliardi di euro, poco meno della capitalizzazione di mercato attuale di Bank Pekao (3,1 miliardi di euro), mentre Unicredit chiede una cifra più vicina a 3,5 miliardi.
  • Affari italiani ha scritto infine che “sembra invece esclusa una discesa nel capitale di Mediobanca, una mossa che apporterebbe pochissimo in termini di capitale ma che sarebbe estremamente complessa da realizzare visto che la quota è sindacata in un patto parasociale”.

Notevole è stato nelle ultime sessioni il recupero di Unicredit a Piazza Affari. Scambiato sull’indice Ftse Mib, proprio oggi il titolo è stato promosso nella “conviction buy list” di Goldman Sachs, che ha alzato il target price a 3,80 euro. E di fatto, in un listino in rosso, spicca proprio il suo rialzo.