Ue: su flessibilità Italia ha tempo fino ottobre

20 Maggio 2016, di Alessandra Caparello

BRUXELLES (WSI) – Dall’Ue sono arrivate otto richieste all’Italia su lavoro, giustizia, competività e fisco in cambio delle concessioni in materia di flessibilità. “L’Italia merita flessibilità che le viene concessa dall’Ue anzi le viene concesso un po’ di più”. Questo il commento del ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan parlando alla rubrica News Economy del giornale readio Gr1 della Rai in merito al via libera della Commissione Europea alla richiesta di maggiore flessibilità chiesta dal nostro Paese. È un via libera con tanti paletti, tuttavia.

L’Ue ha acconsentito per l’Italia uno scostamento del bilancio limitato nel 2016 allo 0,75% del Pil per realizzare investimenti e riforme e in più riconosce un’ulteriore flessibilità allo 0,10% del Pil legata alle spese per fronteggiare l’emergenza migranti (0,04%) e per la sicurezza (0,06%).

“Alcune clausole di flessibilità sono state pensate per poter essere usate una sola volta nel ciclo, e dunque è anche necessario che ad un certo punto si ritorni verso un percorso di bilancio diciamo normale, ma non escludo che ci sia questa possibilità se effettivamente nel 2017 il deficit sarà all’1,8%, d’altronde è proprio questo il senso della politica seria sui conti che chiediamo all’Italia”.

Per Renzi si tratta però di una vittoria di Pirro. Le condizioni poste dagli eurocrati di Bruxelles in cambio delle concessioni sono infatti molte. Il settore delle costruzioni immobiliari, per voce dell’associazione Confedilizia, è infuriato per la richiesta di innalzare le tasse sui beni immobili. Nessuna delle parti sociali è veramente contenta della riforma del Lavoro e ora che sono finiti gli sgravi fiscali i risultati in termini di assunzioni e posti stabili si vedono.

Più privatizzazioni e riforma del catasto

Queste le parole del commissario agli affari economici Pierre Moscovici in un’intervista a Sky Tg 24. Ma se la Commissione da una parte concede, dall’altra pretende e pretende che l’Italia rispetti una serie di raccomandazioni che individuano gli interventi da realizzare nei prossimi 12-18 mesi. In primo luogo accelerare le privatizzazioni per ridurre il debito, spostando il carico fiscale dai fattori produttivi ai consumi e alle proprietà, riducendo le detrazioni fiscali, completando la riforma del Catasto, adottando misure contro l’evasione fiscale.

Esprime piena soddisfazione per il risultato raggiunto il premier Matteo Renzi che su Facebook prende di mira chi qualche mese fa gridava che “l’Italia è spacciata”.

“Ricordate quante polemiche quando qualche mese fa abbiamo chiesto più flessibilità all’Europa? Dovremmo ricercare adesso i titoloni e gli editoriali di chi diceva: ‘Adesso l’Italia è spacciata, Renzi è isolato’. Oggi è arrivata l’ufficializzazione da Bruxelles con buona pace di chi si augurava un fallimento del nostro paese. C’è molto da fare, ancora. Ma l’Italia è tornata alla credibilità grazie alle tante riforme di questi anni. Avanti tutta, il meglio deve ancora arrivare”.

C’è molto da fare per ridurre il debito lo dice anche il numero uno di via XX Settembre, Pier Carlo Padoan che sottolinea:

“La montagna del debito è ancora tale ma sta cominciando a scendere. Vorrei anche aggiungere che far scendere il debito con un’inflazione negativa è molto difficile ma noi ci impegniamo lo stesso”.

E proprio dal MEF si rende noto che la legge di stabilità per il 2017 darà attuazione al programma indicato nel Def.

“La riduzione del debito pubblico in rapporto al Pil è infatti considerata una priorità e una condizione indispensabile per assicurare lo sviluppo del Paese. L’azione del governo per la riduzione del debito continua a muoversi su più fronti: da un lato il programma di privatizzazioni e una politica di bilancio responsabile per ridurre deficit e debito, dall’altro le iniziative per favorire la crescita strutturale del prodotto interno”.