Ue imporrà ai governi restrizioni sui pagamenti in contanti

30 Gennaio 2017, di Daniele Chicca

Mentre la Bce ha avviato la riduzione graduale del numero di banconote da 500 euro in circolazione, le autorità europee stanno accelerando il processo che ci porterà verso una società senza contanti. Nell’ambito della lotta al finanziamento del terrorismo e di altre attività criminali, un “piano di implementazione potrebbe essere introdotto” in Ue.

Con l’obiettivo di controllare il flusso di capitali e di intensificare la lotta all’evasione fiscale e alla criminalità organizzata, pochi giorni dopo la fine del World Economic Forum di Davos, durante i cui incontri si è discusso anche del tema della guerra ai contanti, la Commissione Ue ha reso pubblica una proposta per costringere in futuro i governi a imporre delle “restrizioni sui pagamenti in contanti”.

Si tratta di un vero e proprio piano di azione, preparato il 2 febbraio dell’anno scorso e pubblicato di recente. Con membri dell’Fmi, ex Segretari del Tesoro Usa come Larry Summer e premi Nobel per l’Economia come Joseph Stiglitz, che stanno tutti lanciando un appello per eliminare i contanti della circolazione, non sorprende che anche la Commissione Europea, l’organo esecutivo della regione, si stia muovend in questo senso.

Il piano, la cui roadmap (tabella di marcia) ha preso il via il 23 gennaio 2017, dovrebbe concretizzarsi nel 2018, data prevista per il lancio dell’iniziativa della Commissione. Il progetto si basa sulle norme vigenti dell’Unione Europea e punta ad adattarle alle nuove minacce per la sicurezza dei cittadini europei rappresentate dalle attività di finanziamento dei gruppi terroristi, e ha l’obiettivo di aggiornare le politiche europee per allinearle agli standard internazionali.

Restrizioni contanti viola diritti fondamentali?

“Nel contesto di un ampliamento del raggio di azione sui controlli del denaro che esce ed entra dalla Comunità Europea, verrà valutata la possibilità di esplorare la rilevanza di imporre un limite ai pagamenti effettuati in banconote“, si legge.

Il piano di azione dell’esecutivo europeo si rifà al concetto secondo cui i pagamenti in contanti sono molto comuni tra i gruppi impegnati nel finanziare attività terroristiche. In un contesto del genere, si legge nel documento, “potrebbe essere imposto un limite ai pagamenti in contanti. Diversi Stati membri hanno già vietato pagamenti cash sopra una certa soglia prestabilita”.

I contanti hanno una caratteristica unica: offrono a chi riceve e dona denaro la possibilità di rimanere anonimi. Il mantenimento della privacy è un diritto legittimo, dice il dossier, “ma questo aspetto può anche essere utilizzato per il riciclaggio di denaro sporco e per fini di terrorismo finanziario”. Nel testo si cita un rapporto dell’Europol sul “perché i contanti regnano ancora sovrani?”.

Pertanto, si spiega nella bozza del piano, la possibilità di condurre pagamenti in contanti facilità le attività criminali, perché è molto più difficile risalire a uno scambio di banconote rispetto a un bonifico bancario. Le restrizioni sui trasferimenti di denaro in contanti, non essendo ‘tracciabili’ della autorità, “sono uno strumento per combattere contro le attività criminali delle organizzazioni mafiose che effettuato pagamenti con le banconote”.

A un certo punto nel piano di azione viene anche citato il rischio di violazione dei diritti fondamentali delle persone alla privacy, come stabilito dall’Articolo 7 della Carta sui diritti fondamentali dell’UE. D’altronde, fa sapere la Commissione, quando sono stati imposti su scala nazionale in passato, i limiti ai contanti non hanno mai creato problemi giuridici del genere.

“Prevenire ai cittadini di mantenere l’anonimato, cosa che i pagamenti in contanti consentono, potrebbe essere vista come una violazione del diritto alla privacy. Tuttavia, complementato dall’articolo 52 della stessa Carta dei diritti, i limiti potrebbero essere soggetti al principio della proporzionalità se sono necessari e se centrano veramente gli obiettivi di difesa dell’interesse generale riconosciuto dall’Unione Europea”.