Ucraina, patto Ianukovich opposizioni. Liberata Yulia Timoshenko

21 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

aggiornato

ROMA (WSI) – Iulia Timoshenko è stata liberata. La notizia è stata diffusa da un portavoce dell’ex premier citata dai media internazionali. Il Parlamento ha votato «in base a una decisione della Corte europea per i diritti dell’Uomo», senza quindi dover aspettare la firma del presidente Ianukovich.

Due giorni dopo il massacro a Kiev continua la protesta. Secondo quanto riferiscono fonti locali il presidente Yanukovich avrebbe lasciato Kiev e un gruppo di manifestanti avrebbe occupato il palazzo presidenziale.

Intanto Volodimir Ribak, un fedelissimo del presidente Viktor Ianukovich si è dimesso da presidente del Parlamento. E sono almeno 41 i deputati che hanno abbandonato il partito delle Regioni del presidente. Ai 28 di ieri se ne sarebbero infatti aggiunti 13 oggi. Il gruppo parlamentare fedele al presidente contava prima 205 deputati su 450.

Il Dipartimento di Stato Usa ha definito «costruttivo» un colloquio telefonico avvenuto tra Barack Obama e Vladimir Putin sulla crisi ucraina. I due leader – prosegue la fonte americana – si sono detti d’accordo perché l’accordo di pace entri in vigore in tempi brevissimi perché «è importante stabilizzare la situazione economica, intraprendere le necessarie riforme e che tutte le parti si astengano da ulteriore violenza».

Intanto il presidente ucraino Viktor Yanukovich avrebbe lasciato la capitale Kiev per raggiungere in aereo Kharkiv, una città dell’Ucraina orientale russofona dove le proteste antigovernative hanno poco seguito. Lo sostiene la testata Zn.ua, vicina all’opposizione, citando un non meglio specificato alto funzionario dell’amministrazione presidenziale. Secondo questa fonte, che non ha fino ad ora trovato conferme, inoltre, Yanukovich volerebbe assieme al presidente del parlamento Volodimir Ribak, al capo dell’amministrazione presidenziale Andriei Kliuiev, e al deputato Vadim Novinskii.

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Il Parlamento ucraino ha approvato la riforma per limitare i poteri del presidente con il ritorno alla Costituzione del 2004 e l’amnistia “incondizionata” per tutti i manifestanti.

L’opposizione ucraina ha deciso di siglare un accordo con il presidente Viktor Ianukovich per mettere fine alla grave crisi politica che sta scuotendo il Paese. Lo ha confermato uno dei tre principali capi del fronte anti-governativo, il nazionalista Oleg Tiaghnibok, citato da Interfax.

Dopo negoziati con i ministri degli Esteri tedesco Steinmeier e polacco Sikorski, gli attivisti di piazza Maidan hanno incaricato l’opposizione di firmare l’accordo sul futuro dell’Ucraina con il presidente Viktor Ianukovich. Lo annuncia il ministero degli Esteri tedesco. Il via libera di Maidan, che inizialmente aveva respinto via Twitter ogni compromesso, è stato confermato anche dal ministero degli Esteri polacco. Secondo Varsavia, Sikorski e Steinmaier sono riusciti a convincere i rappresentanti della piazza in una riunione allargata al termine della quale il collettivo di Maidan avrebbe votato a maggioranza il ‘sì’ al compromesso mediato nella notte dagli emissari Ue con Ianukovich, alla presenza anche di un inviato russo, con l’obiettivo di mettere fine alle violenze. Stando ai primi commenti rimbalzati in Polonia, non e’ tuttavia ancora chiaro quanto questa votazione sia rappresentativa dello zoccolo duro che sembra ormai dettare la linea a Maidan sul terreno.

Dopo la carneficina di questi giorni a Kiev, dove hanno perso la vita decine di persone, il presidente ucraino Viktor Ianukovich prova a venire incontro all’opposizione, sullo sfondo di un negoziato fiume mediato a Ue e Russia, e in una nota pubblicata su internet annuncia oggi il suo ‘ok’ a un compromesso: con elezioni presidenziali anticipate, una riforma costituzionale che riduca i poteri del capo dello Stato e la formazione di un governo d’unità nazionale. Concessioni che puntano a evitare altri scontri sanguinosi tra polizia e insorti, secondo lo stesso Ianukovich, ma che Euromaidan, la piattaforma rappresenta gli attivisti in piazza a Kiev, respinge a stretto giro di posta, rilanciando la pretesa di dimissioni immediate di Ianukovich. Nella notte, nel palazzo presidenziale di Kiev si è svolto un lunghissimo incontro, tra i maggiori leader dell’opposizione, i ministri degli Esteri di Polonia, Germania e Francia in rappresentanza dell’Ue, l’emissario del Cremlino Vladimir Lukin per la Russia, e lo stesso Ianukovich. Questi in mattinata ha annunciato che un accordo era stato raggiunto e sarebbe stato firmato alle 12 (le 11 in Italia).

Cosa che in realtà non è avvenuta, come ha confermato il rappresentante di Mosca sottolineando di non aver firmato nulla per ora. Intanto, mentre il ministero dell’Interno ucraino fa sapere che davanti al parlamento c’è stata un’altra sparatoria tra manifestanti e agenti, il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, dichiara che le trattative per mettere fine alla crisi politica in Ucraina sono in una fase “delicata” e che le parti in causa “devono avere in mente che un compromesso non può soddisfare al 100% le richieste di tutti”. E da Varsavia il premier Donald Tusk avverte che un accordo resta possibile, ma appare lontano. L’apertura di Ianukovich – sullo sfondo di un clima che resta da guerra civile all’indomani del bagno di sangue di ieri – arriva dopo che ieri notte il parlamento ha vietato alla polizia ulteriori violenze contro i dimostranti. Alla seduta hanno partecipato anche una ventina di deputati del partito del presidente, che, votando con l’opposizione, sembrano già lasciato la maggioranza. Da Kiev arriva anche una buona notizia: Olesya Zhukovskaya, l’infermiera ferita da un cecchino a piazza Maidan e il cui tweet “Io muoio” aveva fatto ieri il giro del mondo, ha fatto sapere oggi di essere viva e in condizioni stabili. Grazie – ha scritto in un nuovo messaggio – a tutti quelli che “hanno pregato per me”.

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Il presidente ucraino Viktor Yanukovych ha annunciato che si terranno elezioni presidenziali anticipate, che verrà ristabilita la Costituzione varata dopo la rivoluzione arancione del 2004 e che verrà formato di un governo di unità nazionale. Ma l’accordo potrebbe non bastare per accontentare gli attivisti.

“Annuncio il lancio di una procedura per la tenuta di elezioni presidenziali anticipate” ha dichiarato il presidente in un comunicato, senza precisare date. “Lancio anche il processo di ritorno alla Costituzione del 2004”, che attribuiva minori poteri al presidente in favore di governo e parlamento, e la formazione di un “governo di unità nazionale”.

Standard & Poor’s ha abbassato il rating di lungo termine della qualità del credito del Paese da ‘CCC+’ a ‘CCC’, citando le prospettive “possibili” di un default delle finanze pubbliche.

Qui di seguito riportiamo tutti i fatti, raccontati dalle principali agenzie di stampa internazionali.
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KIEV (WSI) – Il presidente ucraino Viktor Yanukovich ha annunciato oggi il raggiungimento di un accordo per tenere elezioni anticipate, formare un governo di unità nazionale e fare modifiche costituzionali che riducano i suoi poteri.

Yanukovich ha fatto l’annuncio dopo i colloqui, durati tutta la notte, con l’opposizione e tre ministri Ue per risolvere una crisi che ha provocato oltre 70 morti in due giorni di scontri tra manifestanti e polizia.

Intanto continuano le violenze a Kiev. La polizia ha riferito che militanti anti-goverantivi hanno sparato sulle forze di sicurezza vicino a Piazza Indipendenza, scenario di tre mesi di proteste.

Il ministero della Salute ha reso noto che 77 persone sono morte da martedì pomeriggio, di cui almeno 47 negli scontri di ieri.
(Reuters)
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KIEV (WSI) – Accordo raggiunto dopo la maratona negoziale notturna tra il potere ucraino, l’opposizione, l’Ue e la Russia. Lo ha annunciato la presidenza ucraina in un comunicato, senza fornire ulteriori dettagli.

La firma di un documento per mettere fine alla crisi politica in Ucraina è prevista alle 12 (le 11 in Italia) nel palazzo presidenziale a Kiev. Lo fa sapere la presidenza in una nota che conferma, senza per ora fornire dettagli, il raggiungimento di un accordo fra il presidente Viktor Ianukovich, i responsabili delle opposizioni, i rappresentanti dell’Ue e quello della Russia.

Intanto, il presidente della Verkhovna Rada (il parlamento ucraino), Volodimir Ribak, ha firmato la risoluzione con cui ieri sera, nel tentativo di dare un segnale di pacificazione, l’organo legislativo ha condannato l’uso della forza contro i manifestanti e ha proibito le “operazioni antiterrorismo” annunciate in precedenza dai servizi segreti (Sbu).

I manifestanti ucraini hanno sparato contro i poliziotti vicino al Parlamento a Kiev. Lo riferisce la stessa polizia.

Un pullman con dentro una sessantina di giovani soldati del ministero dell’Interno, per lo più ragazzi di 18-20 anni, è stato preso d’assalto da un gruppo di manifestanti nel centro di Kiev, in via Khmelnitski. Lo ha constatato l’ANSA.

Il bus è stato presto circondato da centinaia di persone: tra la folla c’era chi voleva picchiare i soldati e farli prigionieri e chi voleva lasciarli andare per via della loro giovane età. Due insorti minacciavano con delle asce i ragazzi dentro il pullman, alcuni dei quali erano in lacrime. Alla fine, in difesa dei poliziotti sono intervenuti il miliardario e deputato dell’opposizione Petro Poroshenko, la cantante Ruslana e due preti. I giovani sono stati lasciati scendere dal bus e sono stati scortati da una catena umana di manifestanti per un paio di chilometri, fino a un altro pullman del ministero dell’Interno sul quale sono potuti andar via. (ANSA)
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KIEV (WSI) – Accordo preliminare a Kiev, dove però all’indomani del massacro regna ancora una estrema incertezza. La notte nelle strade della capitale ucraina è trascorsa relativamente tranquilla, con l’attenzione centrata sul palazzo presidenziale in via Bankova, a duecento metri da Piazza dell’indipendenza macchiata di sangue, dove sono proseguite le trattative tra presidente e opposizione con la mediazione internazionale.

Yanukovich si è incontrato con gli inviati dell’Unione Europea, i ministri degli esteri di Germania, Francia e Polonia. L’accordo preliminare annunciato in prima mattinata prevede la convocazione di elezioni anticipate, una riforma costituzionale e un esecutivo di coalizione.

Ai negoziatori europei si è aggiunto all’ultimo momento un inviato russo, su richiesta espressa del capo di Stato ucraino.

Putin ha mandato da Mosca Vladimir Lukin, commissario per i diritti umani, 77 anni, politico liberale, navigato, ma non certo un bulldozzer come il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, la cui esperienza in crisi internazionali avrebbe avuto un altro peso.

Segnale che Mosca vuole tenere un basso profilo e di fatto ha già scaricato Yanukovich.

La speranza per il compromesso che fermi le violenze è alta, ma ci vorrà ancora qualche ora per metterlo a punto. In mattinata proseguiranno le trattative, come ha confermato l’ambasciatore dell’Ue Jan Tombinski con un accordo che dovrebbe essere annunciato per le 11.00 ora italiana.

Silenzio per ora dalle fonti ufficiali sui contorni di un’intesa che potrebbe avviare la normalizzazione in un paese sull’orlo del baratro. Anche i leader dell’opposizione Vitaly Klitscho, Arseni Yatseniuk e Oleg Tiahnybok non si sono espressi, mentre rimane l’incognita della piazza in mano agli estremisti nazionalisti ancora sulle barricate. (TMNEWS)


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ROMA (WSI) – L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha abbassato il rating dell’Ucraina dopo le violenze degli ultimi giorni, che rischiano di rimettere in causa l’aiuto finanziario russo e la solvibilità del Paese.

Il rating del Paese scende a ‘CCC’, grado che corrisponde ad una situazione vicina al fallimento con prospettive negative, cioè un probabile ulteriore declassamento futuro. (ANSA-AFP)

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KIEV (WSI) – E’ ormai guerra a Kiev, dove i manifestanti quantificano in ‘100 i morti da questa mattina in Ucraina, e 500 i feriti’. Per il responsabile dei servizi medici dell’opposizione Sviatoslav Khanenko, “oltre 60 manifestanti sono stati uccisi. Tutti sono morti per colpi d’arma da fuoco”.

Per l’ambasciatore italiano a Kiev, Fabrizio Romano, sono almeno 50 i morti in Ucraina nella sola mattinata di oggi. “E’ molto difficile fare un bilancio delle vittime degli scontri – spiega il diplomatico – perché la situazione è in continua evoluzione e le fonti sono diverse e talvolta contrastanti. I bilanci variano a seconda delle fonti quello istituzionale parla di circa 40 vittime da martedì scorso, mentre fonti di stampa di 50 morti o anche oltre”. Di certo la protesta ha lasciato dietro di sé “decine di vittime”, ha assicurato il diplomatico e la situazione è “molto grave”.

Intato Emma Bonino, ha annunciato che “la decisione in accordo con i tre ministri a Kiev è di procedere molto rapidamente nelle prossime ore a un bando, a coloro che in Ucraina si sono macchiati di violenza, sui visti e sugli assetti finanziari”. La Farnesina ha fatto sapere che venerdì convocherà l’ambasciatore ucraino a Roma, Yevhen Perelygin. Il diplomatico sarà ricevuto dal viceministro degli Esteri Marta Dassù.

La Casa Bianca chiede con forza che “Ianukovich ritiri immediatamente la sue forze di sicurezza e rispetti il diritto a una pacifica protesta”.

Fallita la tregua annunciata ieri sera dal presidente Viktor Ianukovich, la capitale ucraina da questa mattina è ripiombata nel caos e il palazzo che ospita il governo e il parlamento sono stati evacuati.

Per il ministero dell’Interno ucraino, sono 67 i poliziotti ucraini presi prigionieri e tenuti in ostaggio dai dimostranti di piazza Maidan. In precedenza si era parlato di una cinquantina di agenti catturati.

Mentre piazza Maidan brucia, c’è stato l’atteso incontro a Kiev tra Ianukovich ed i ministri degli Esteri tedesco, polacco e francese. Prima dei colloqui il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius è stato chiaro: “Dirò che bisogna fermare la violenza, che è evidentemente inaccettabile, e che ci apprestiamo questo pomeriggio ad adottare sanzioni contro i responsabili della violenza”, ha detto alla radio francese Europe 1. Fabius ha poi spiegato sul suo account Twitter che le sanzioni riguardano “la revoca dei visti e la sorveglianza, nonché il congelamento dei beni di un certo numero di responsabili” di Kiev. Si dovrà aspettare comunque l’esito del summit del pomeriggio Bruxelles per sapere il prossimo passo dell’Ue. Con il crescendo delle violenze, quindi, la posizione del presidente diventa di ora in ora più delicata. Anche alla luce della presa di posizione della Nato:

“Invito fortemente il governo ucraino ad astenersi da ulteriore violenza. Se i militari interverranno contro l’opposizione, i legami con la Nato saranno seriamente danneggiati”, ha detto durante la notte il segretario generale dell’Allenaza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen.

Da parte sua, Washington ha già preso provvedimenti. L’amministrazione Usa ha deciso di porre 20 alti funzionari ucraini, ritenuti responsabili di aver svolto un ruolo nelle violenze degli ultimi giorni a Kiev, in una ‘lista nera’ di persone non gradite negli Stati Uniti, a cui non viene rilasciato il visto di ingresso, ha reso noto il Dipartimento di Stato, senza precisare i nomi delle persone interessate. Ma Mosca sembra spingere nella direzione opposta. Non collaboreremo con un governo “zerbino” ma con autorità “legittime”, “efficaci” e in grado di difendere “gli interessi dello stato”, è stato oggi l’avvertimento del primo ministro russo Dmitri Medvedev. “Bisogna che i nostri partner abbiano autorità, che il potere in Ucraina sia legittimo ed efficace – ha detto – e che non venga calpestato come uno zerbino”.

Questa mattina, il ministero della Sanità ucraino ha aggiornato il numero dei morti negli scontri a 28 rispetto ai 26 di ieri. Ma pochi minuti dopo le violenze tra polizia e manifestanti antigovernativi sono riprese, di fatto rompendo la tregua. Ed è ripreso incessante il conteggio dei cadaveri, mentre l’agenzia Interfax pubblicava la notizia dell’evacuazione del palazzo della Verkhovna Rada (il Parlamento ucraino) per motivi di sicurezza. Poco dopo, è stato evacuato, sempre per motivi di sicurezza, anche il palazzo che ospita il governo. Al momento, non è chiaro quante persone siano morte negli scontri di stamattina tra polizia e insorti a Kiev, ma potrebbero essere decine. Secondo il Kyiv Post le vittime tra i manifestanti sono almeno 35. Interfax parla invece di 13 cadaveri vicino a una fermata del bus. Il ministero dell’Interno riferisce di un poliziotto morto per un colpo d’arma da fuoco, che porterebbe il totale a 36.

Oggi è poi intervenuto anche il presidente Ue Josè Manuel Barroso:

“La cosa più immediata da fare è fermare subito la violenza” in Ucraina, perché “non si possono dimenticare le immagini di questi giorni e le tragiche morti” e “per questo” oggi si riunisce il consiglio esteri straordinario” per decidere sanzioni “contro i responsabili della violenza e l’uso eccessivo della forza” e “sono felice di vedere che c’è largo consenso su come trattare questa situazione”.

Barroso ha poi lanciato un appello ai dimostranti perché la protesta “torni di natura pacifica”.

La polizia ucraina in tutto questo invita gli abitanti di Kiev a restare a casa. Lo fanno sapere i media locali riportando le indicazioni del ministero dell’Interno. ”In questo momento è opportuno limitare gli spostamenti in auto e non scendere in strada. Nelle strade di Kiev ci sono persone armate con intenzioni aggressive” avverte il ministero. Ma secondo il quotidiano britannico Telegraph, alcuni dei dimostranti uccisi negli scontri in corso a Kiev sarebbero stati uccisi dai cecchini del governo. La situazione è tanto grave che il capo dell’amministrazione comunale di Kiev e facente funzione di sindaco, Volodimir Makeienko, si è dimesso dal partito delle Regioni del presidente ucraino Viktor Ianukovich e ha detto di essere “disposto a fare qualunque cosa possibile per fermare il bagno di sangue e il fratricidio nel cuore dell’Ucraina”.

Il ministro degli esteri Emma Bonino, arrivando nella sede del Consiglio a Bruxelles dove nel pomeriggio si terrà la riunione straordinaria dei ministri degli esteri Ue, ha rilasciato alcune dichiarazioni:

L’Europa deve agire in Ucraina “in modo molto deciso, ma anche graduale” perché “ho come l’impressione che la crisi sarà piuttosto lunga”.

Nel Consiglio straordinario Ue saranno discusse misure come “sanzioni sui visti, spero un embargo sulle armi e la questione degli assetti finanziari”. Ma nell’azione dell’Europa oltre alle sanzioni “va aggiunto un volano umanitario di sostegno e di accoglimento dei feriti e delle richieste che ci saranno fatte”.

Rispondendo a chi chiedeva se le sanzioni europee in discussione oggi dovranno colpire solo le autorità ucraine o anche gli oppositori autori degli atti più violenti in Ucraina Bonino ha poi detto: “Chi ha potere ha più responsabilità, questo è un principio che dovremmo far valere sempre”.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha poi avuto una conversazione telefonica con il presidente ucraino Viktor Ianukovich. Merkel, ha reso noto il suo portavoce Steffen Seibert, ha ”condannato duramente” la recente esplosione di violenza. ”Tutte le parti devono immediatamente prendere distanza dalle violenze e mettere in atto la tregua concordata. La responsabilità maggiore è dalla parte del governo”, ha detto Merkel. ”Solo un dialogo che porti a risultati veloci e concreti nella formazione del governo e nella riforma della costituzione offrirebbe la possibilità di una soluzione sostenibile del conflitto”, si legge ancora nella nota diffusa da Seibert. Merkel ha ribadito la disponibilità dell’Ue, della Germania e di altri partner al sostegno del dialogo. La cancelliera ha ”consigliato al presidente ucraino di accettare con urgenza questa offerta. Ogni perdita di tempo accenderebbe ulteriormente il conflitto, nascondendo rischi incalcolabili”.

Ma Mosca non ci sta. La minaccia di sanzioni personali contro le autorità ucraine da parte dell’Occidente è “un ricatto”, ha affermato il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov. (ANSA)