Ucraina, esplode tensione con la Russia. La Nato rinforza presenza nell’area

24 Gennaio 2022, di Massimiliano Volpe

Rischiano di aggravarsi ulteriormente le tensioni tra Russia e Ucraina dopo i forti schieramenti di truppe al confine tra i due paesi. Dallo scorso aprile Mosca ha iniziato a dislocare oltre 100 mila soldati sulla linea di confine nel territorio “amico” bielorusso. La loro presenza è insieme minaccia e tentativo di avere risposte alle richieste inviate già da tempo dal Cremlino a Washington e cioè la garanzia che la Nato non inglobi gli ex territori sovietici. Al momento l’Ucraina sta facendo da “cuscinetto” tra le nazioni che appartengono alla Nato e la Russia.

Ucraina, cosa è successo oggi

Oggi numerose dichiarazioni hanno contribuito ad infiammare ulteriormente gli animi nelle principali capitali impegnate a monitorare l’evolversi delle tensioni nell’est Europa.

Secondo quanto riferito dalla Cnn, domenica gli Stati Uniti hanno consigliato alle famiglie dei propri diplomatici di lasciare l’Ucraina. Una decisione analoga è stata presa anche dal Regno Unito e dall’Australia.

Ma non è tutto, secondo quanto filtrato dalla Casa Bianca gli Stati Uniti starebbero considerando di mandare ulteriori truppe nell’est europeo e hanno messo in stato di allerta 8.500 soldati.

Per tutta risposta Mosca ha fatto sapere che nel caso risponderà in maniera appropriata a questo eventuale schieramento di truppe Usa.

Sempre questa mattina da Londra sono rimbalzate accuse alla Russia di tramare per instaurare un leader filorusso in Ucraina.

Da parte loro i russi hanno risposto che è molto probabile un’offensiva ucraina nel Donbas, la regione a sud-est di Kiev (Ucraina orientale) dove da settimane si stanno tenendo esercitazioni militari da parte di entrambe gli eserciti.

La Nato segue da vicino gli eventi

Nella serata di lunedì il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha preso parte a un incontro online organizzato dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden sul continuo potenziamento militare della Russia dentro e intorno all’Ucraina e sulle sue implicazioni per la sicurezza europea e internazionale.

All’incontro hanno partecipato anche il primo ministro britannico Boris Johnson, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il premier Mario Draghi, il presidente polacco Andrzej Duda, in rappresentanza della Presidenza dell’Ocse, nonché il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Cosa è emerso di nuovo da questo incontro? Secondo quanto precisato da una nota di Palazzo Chigi nel corso del vertice “è stato reiterato il sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina. Sono state inoltre ribadite l’importanza di mantenere il più stretto coordinamento tra gli alleati e l’esigenza di una risposta comune, capace di tenere aperto un canale di dialogo con la Russia per allentare le tensioni, chiarendo nel contempo le gravi conseguenze che un ulteriore deterioramento della situazione potrebbe comportare”.

Negli ultimi giorni, numerosi membri della Nato hanno annunciato schieramenti attuali o imminenti nell’est Europa. La Danimarca sta inviando una fregata nel Mar Baltico ed è pronta a schierare quattro caccia F-16 in Lituania a sostegno della missione di polizia aerea di lunga data della Nato nella regione. La Spagna sta inviando navi per unirsi alle forze navali della Nato e sta valutando l’invio di caccia in Bulgaria. La Francia ha espresso la sua disponibilità a inviare truppe in Romania sotto il comando della Nato. I Paesi Bassi invieranno due aerei da combattimento F-35 in Bulgaria da aprile per supportare le attività di polizia aerea della Nato nella regione e stanno mettendo una nave e unità terrestri in attesa per la Forza di risposta della Nato.

In un comunicato diffuso oggi la Nato ha ricordato che, in risposta all’annessione illegale della Crimea da parte della Russia nel 2014, ha aumentato la sua presenza nella parte orientale dell’Alleanza, anche con quattro gruppi tattici multinazionali in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia.
Queste unità, guidate rispettivamente da Regno Unito, Canada, Germania e Stati Uniti, sono pronte al combattimento. La loro presenza chiarisce che un attacco a un alleato sarà considerato un attacco all’intera Alleanza. Non c’erano forze Nato nella parte orientale dell’Alleanza prima del 2014.

Insomma le tensioni sembrano destinate a proseguire mentre la diplomazia è in ritardo per cercare una soluzione prima che si muovano gli eserciti sul campo.