Ubi respinge offerta Intesa: “ostile e inaccettabile”. E ora?

21 Febbraio 2020, di Mariangela Tessa

Niente da fare. Ubi rimanda al mittente l’offerta di Intesa SanPaolo, bollandola come “ostile e inaccettabile”. Così si sono pronunciati, dopo una riunione di tre ore a Bergamo, i grandi soci di Ubi Banca che hanno bocciato, all’unanimità , l’offerta della banca guidata da Carlo Messina per comprare la banca del loro territorio.

“L’ops di Intesa-Unipol, come prospettata, appare ostile, non concordata, non coerente con i valori impliciti di Ubi e dunque inaccettabile”, ha messo in evidenza il Comitato Azionisti di Riferimento (Car). Una posizione quasi politica quella del patto di consultazione, che possiede il 18% di Ubi Banca e spera quindi di fare ‘proseliti’ della sua idea anche tra le file degli altri soci storici.

Da parte sua Intesa non ha intenzione di fare rilanci.

“Gli investitori hanno apprezzato la nostra mossa”, ha sottolineato l’amministratore delegato di Intesa SanPaolo, Carlo Messina, a Bloomberg tv, ribadendo che “ci sono zero probabilità di aumentare il prezzo di offerta”.

Intesa offre diciassette nuove azioni per ogni dieci di Ubi portate in adesione all’offerta, prezzo che valorizza Ubi a 4,9 miliardi. Il timore dei soci riuniti a Bergamo è anche che di Ubi si voglia fare uno ‘spezzatino’, che perda contatto con i suoi territori di riferimento.

E ora? Prospettive future

La partita si può vincere o perdere solo sul mercato: se i grandi azionisti di Ubi a fine giugno non vorranno aderire, saranno i fondi e gli investitori istituzionali determinanti affinché Intesa Sp arrivi a detenere una partecipazione pari ad almeno il 66,67% del capitale di Ubi, o del 50% più un’azione, soglia irrinunciabile per l’efficacia dell’operazione.

Di sicuro, però, gli azionisti del Car combatteranno, senza escludere “nulla”, nemmeno di aumentare le loro quote, come ha detto al termine della riunione di ieri Mario Cera, uno dei membri del comitato di presidenza del patto nato lo scorso settembre per porsi come un interlocutore di riferimento del management di Ubi nelle materie di particolare importanza, come eventuali operazioni straordinarie.

“Non escludiamo nulla”, ha detto Cera.

Il patto, di cui possono fare parte azionisti che abbiano almeno l’1% del capitale di Ubi, è composto da Fondazione Crc (5,908%), Fondazione Banca del Monte di Lombardia (3,95%), Polifin e famiglia Bosatelli (2,85%), Next Investment (famiglia Bombassei, 1,005%), P4p Int e famiglia Pilenga (1,001%), Radici Group e famiglia Gianni Radici (1,047%), Scame e famiglia Andreoletti (1,011%) e Upifra (famiglia Beretta).

Nei giorni scorsi lo stesso patto aveva anticipato una probabile crescita della propria quota complessiva fino al 20% con l’ingresso di altri piccoli soci storici della banca, soglia che garantirebbe altri piccoli spazi di manovra senza rischiare di superare la soglia del 25% che farebbe scattare l’obbligo di Opa.