Tv tedesca: “Noi campioni del mondo di violazione regole”

31 Agosto 2018, di Alberto Battaglia

Gli argomenti non sono assolutamente nuovi: la politica di contenimento salariale e di forte valorizzazione dell’export tedesco pongono le basi per una costante violazione dei limiti europei sul surplus commerciale, oltre che irritare gli Stati Uniti. Si tratta di un approccio che mette in difficoltà i partner Ue, fra cui l’Italia, di fatto sfavorendo l’occupazione in tutti i Paesi pressati dalla concorrenza tedesca, di qualità e a buon mercato.

Ad aggiungersi alle file dei critici, però, è questa volta la rete pubblica ARD, il maggiore gruppo radiotelevisivo tedesco: un servizio andato in onda nella trasmissione “Contrasti”, infatti, non ha fatto sconti sulle responsabilità della gestione economica dell’era Merkel. Nella descrizione del video, disponibile su YouTube dal 27 agosto, si legge:

“La Germania, non a torto, viene considerata il “professorone”. Ci piace molto ricordare al resto del mondo che gli accordi devono essere rispettati. Eppure la Germania è il “campione del mondo” nella violazione delle regole. Invece di assicurare una crescita salariale stabile e in linea con gli sviluppi della produttività, come concordato al momento dell’introduzione dell’euro, la Germania risparmia e lesina laddove è possibile” (questa e le successive traduzioni sono curate dal blog Vocidallagermania).

Le conseguenze di questa politica, che viene comunemente definita mercantilista, vengono così riassunte: “Un salario minimo troppo basso e investimenti statali molto contenuti nel nostro paese, hanno causato in Francia una perdita di posti di lavoro. A pagarne le conseguenze sono stati i lavoratori tedeschi a basso stipendio e un esercito crescente di disoccupati negli altri paesi dell’Ue”.

L’impopolarità della Germania dentro e fuori dai confini d’Europa avrebbe alla base proprio questa strategia, tanto che Donald Trump ebbe a dire lapidariamente che “i tedeschi sono molto cattivi” (era il 26 maggio 2017). L’attacco protezionistico americano ai danni dell’Ue, infatti, può essere letto come il tentativo di riequilibrare il deficit commerciale innanzitutto con la Germania.

“Il vero prezzo dell’export tedesco, date le sue dimensioni, è stato il fallimento di molte industrie negli altri paesi oppure una produzione al di sotto della loro capacità”,ha dichiarato in un’intervista contenuta nel servizio l’economista Gustav Horn, direttore dell’Istituto di macroeconomia e ricerca economica (Imk), “in questo modo è cresciuta anche la disoccupazione. La strategia complessiva tedesca è stata realizzata a spese degli altri paesi”.

Anche le possibili vie d’uscita indicate in conclusione del servizio sono ben note al pubblico internazionale: gli sforzi di riequilibrio non possono prescindere dal contributo tedesco, in termini di maggiori investimenti pubblici e politiche a sostegno dei redditi “perché gli investimenti pubblici creano nuovi posti di lavoro e l’economia interna ne esce rafforzata. Tutti ne avrebbero vantaggi”, prosegue il servizio, “le ferrovie sono obsolete, le città soffocano nel traffico, le scuole cadono a pezzi, mancano posti nelle scuole materne, insegnanti, educatori”.