Turchia vuole il triplo di “banche islamiche”

13 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ISTANBUL (WSI) – L’obiettivo, ambizioso: triplicare gli istituti conformi alla sharia entro il 2023. In occasione del meeting annuale dell’Unione delle Participation Bank, come vengono definite tecnicamente le banche che non applicano interessi al denaro prestato, in conformità alla dottrina islamica, il vice premier Ali Babacan, responsabile dell’Economia, ha spiegato che il governo si prepara a fornire nuove licenze bancarie, destinate in particolare alle participation bank.

Altre due banche

Due sono gli istituti di questo genere che si affacceranno a breve termine sul mercato turco e internazionale. Saranno lanciati da altrettante banche a partecipazione statale, vale a dire Ziraat Bank e Halkbank, e si aggiungeranno alle quattro banche islamiche che già operano sul mercato turco: Bank Asya, Turkiye Finans, Albaraka Turk e Kuveyt Turk.

“Queste due nuove banche – ha spiegato Babacan – contribuiranno alla crescita del settore delle participation bank, che al momento ha pochi operatori in Turchia”.

In crescita

Le quattro banche già attive in questo settore coprono il 5,3% del mercato, una percentuale che rispetto al 2011 ha conosciuto una crescita del 29%, per un patrimonio complessivo di 56,1 miliardi di lire turche, pari a quasi 24 miliardi di euro. Nello stesso anno, i capitali raccolti dai quattro istituti islamici è salito del 18%, fino a 39,9 miliardi di lire (oltre 17 miliardi di euro).

Canale privilegiato per rapporti con investitori di Paesi islamici

L’obiettivo dichiarato del governo turco, da oltre un decennio in mano al filo-islamico Partito della Giustizia e dello Sviluppo, è quello di creare un sistema bancario più inclusivo, che sfrutti i vantaggi della finanza islamica a vantaggio di un accesso al credito anche per chi gode di minori mezzi. Ma in molti vedono nella strategia un tentativo di applicare anche al mondo della finanza quel modello islamico che sempre più indirizza la società turca. In un decennio, infatti, il governo di Recep Tayyip Erdogan ha adottato misure poco gradite ai sostenitori della laicità dello stato, da quelle contro il consumo di alcool a quelle a favore del velo islamico per le donne.

“Oltre 600 istituzioni finanziarie islamiche operano nel mondo – ha spiegato Babacan nel suo intervento – e controllano un mercato da mille miliardi. Una cifra che puo’ sembrare enorme, ma che costituisce appena l’1% dell’intero settore finanziario. Le participation bank devono invece avere una presenza piu’ forte, in modo da migliare l’accesso al settore da parte della gente e permettere al sistema di essere piu’ inclusivo, come prevede anche l’agenda del G20”.

Bond alla turca

Nel 2011, secondo dati dell’Unione delle Participation Bank, mentre l’intero settore bancario turco conosceva un crollo dei guadagni del 10%, le banche islamiche sono state le uniche a registrare una crescita e sono arrivate a dare lavoro a 13.857 persone. Il Tesoro turco ha anche cominciato a emettere sukuk, vale a dire bond conformi alla sharia, con i quali si punta ad aggredire anche il mercato internazionale, sempre piu’ interessato alla finanza turca. (RaiNews24)