Turchia, Mobius: c’è rischio reale di controlli capitali

14 Agosto 2018, di Daniele Chicca

Dopo l’intervento della banca centrale turca ieri, la lira ha ridotto le perdite negli scambi europei, ed è rientrato momentameamente il pericolo che nel paese in crisi vengano imposti controlli di capitale.

Tuttavia, tuttora c’è “la possibilità reale” che in Turchia vengano introdotti controlli sui movimenti dei capitali. Questo è per lo meno il parere del noto guru dei mercati emergenti Mark Mobius, ex di Franklin Templeton Investments (vedi video in fondo).

Il controllo sui capitali impedirebbe agli investitori esteri di recuperare, in via temporanea, i propri investimenti nel Paese: si tratterebbe di una misura d’emergenza per evitare che la crisi valutaria possa aggravarsi ulteriormente.

Allo stesso tempo, ha dichiarato sempre Mobius a Bloomberg TV, “se la Turchia fosse costretta a chiudere la finestra degli scambi con l’estero, in modo tale che gli investitori stranieri non passano uscire, sarebbe un brutto, brutto esempio per gli altri mercati emergenti”.

“Come sapete in passato, durante le crisi asiatiche la Malaysia l’ha fatto ed è stata una pessima notizia“, ha aggiunto Mobius.

L’istituto centrale turco ha annunciato una serie di nuove misure d’emergenza che dovrebbero incrementare la liquidità dei mercati valutari in piena crisi. La banca centrale andrà ad attingere dalle sue riserve valutarie per comprare lire o vendere oro. Così facendo sono state evitate le file agli sportelli bancari.

Allo stesso tempo la banca centrale non ha avuto il coraggio di alzare i tassi di interesse, una strategia che rischia di rivelarsi controproducente sul breve. La banca centrale è intervenuta promettendo che fornirà “tutta la liquidità necessaria alle banche” nella gestione della lira turca e – tra le alte cose – tornerà ad assumere il ruolo di intermediario come mercato di deposito dei tassi di cambio.

La banca centrale fornirà liquidità al sistema finanziario nell’ordine di 10 miliardi di lire turche, sei miliardi di dollari Usa e oro per un valore pari a 3 miliardi di dollari, ma la misura potrebbe non essere sufficiente a scoraggiare le attività speculative.

“Rialzando il costo del denaro in maniera consistente, si stroncherebbe la speculazione”, osserva Giovanni Cuniberti, Responsabile Consulenza finanziaria di Gamma Capital Markets. Infatti, se mantenere una posizione corta sulla lira turca costasse l’1% al giorno (all’incirca il 500% su base annua), si stroncherebbe la speculazione più agguerrita.

Per alimentare la crescita economica, le politiche economiche di Erdogan e quelle monetarie sono state improntate agli eccessi dei finanziamenti, in un contesto di denaro facile che ha alimentato investimenti e indebitamento dei privati. Dopo che si è aperta la crisi diplomatica con gli Usa che ha portato a sanzioni e dazi da parte di Donald Trump, l’economia sta pagando le conseguenze di una crisi valutaria senza precedenti in Turchia.