TTIP e referendum. “Perchè questo amore improvviso tra Renzi e Obama?”

21 Ottobre 2016, di Laura Naka Antonelli

Quasi amici inseparabili, con tanto di mogli altrettanto amiche e complici. Così sono apparsi Matteo Renzi e Barack Obama nei video, nelle foto e nei vari selfie sull’ultima cena di stato alla Casa Bianca del presidente americano. Cena data in onore del premier italiano, che ha siglato la forte alleanza tra l’Italia e gli Stati Uniti.

Dal suo blog su Il Giornale, lo scrittore e giornalista Marcello Foa si pone un interrogativo:

“Ma perché Obama improvvisamente “ama” Renzi?”, facendo notare che “fino a qualche tempo fa il nostro premier non godeva di grande considerazione a Washington”.

Foa individua due fattori che spiegano la nascita di questo amore: “uno di fondo e uno di merito”.

Sul primo, il giornalista mette in evidenza la recente trasformazione delle “alchimie del potere” in Europa, venutasi a a creare con il referendum sulla Brexit dello scorso 23 giugno, che ha annunciato il divorzio del Regno Unito dall’Unione europea. Un divorzio che avrà diverse conseguenze sulle relazioni tra gli stati europei in un contesto, quello di Bruxelles, sempre più in bilico.

Foa parla di un “establishment internazionale” che “si è spaccato dopo il Brexit” , dove “non c’è concordanza sulla strategia da seguire per far fronte all’uscita della Gran Bretagna e ai rischi di implosione dell’Eurozona

“Alcuni sintomi sono evidenti: Mario Monti e il Financial Times si schierano per il no al referendum, mentre la Casa Bianca appoggia il sì; alcuni commentatori come Larry Summers invitano a riconsiderare i nazionalismi e le ragioni dei populismi, altri spingono nella direzione opposta dunque verso l’imposizione degli Stati Uniti d’Europa“.

Nel merito, Foa ricorda che “la Germania si è ribellata agli Stati Uniti, bocciando il TTIP e mostrando crescenti dubbi sulle sanzioni alla Russia. Fino ad oggi Washington ha lasciato che l’egemonia tedesca sul Vecchio Continente fosse incontrastata, ma lo scatto d’orgoglio del governo tedesco ha vanificato o comunque reso più complicato un progetto a cui la Casa Bianca teneva molto. Lo sgarbo in termini diplomatici non è stato indolore. L’impressione è che l’America ora sia molto meno comprensiva nei confronti di Berlino con cui ha un conto aperto”.

Di conseguenza, secondo il giornalista, quello che appare un sodalizio improvviso tra Renzi e Obama deve essere letto in “quest’ottica”.

“Il premier italiano viene rivalutato non per meriti particolari ma perché con una Gran Bretagna in uscita dalla Ue, una Spagna senza governo, una Francia che si avvia a un’elezione presidenziale dall’esito incerto, l’Italia rappresenta l’unico grande Paese europeo in grado di opporsi o perlomeno di dar fastidio alla Merkel. E il suo premier può riuscirci solo se viene percepito come più importante e più credibile di quanto sia stato sin d’ora. La grande cerimonia alla Casa Bianca, in occasione dell’ultima cena di Stato dell’era Obama, costituisce un’investitura solenne di fronte a tutti e, soprattutto, alle cancellerie europee. Renzi ora diventa l’uomo degli americani, ed è paradossale che a interpretare questo ruolo sia colui che fino a ieri sembrava disposto a difendere, almeno in parte, anche le ragioni di Mosca. Accettando di mandare i soldati italiani al confine con la Russia – con una decisione pericolossima per l’Italia – Renzi aveva già segnalato da che parte stava. Ora la consacrazione di Obama spazza via ogni dubbio. E conferma di che pasta è fatto Matteo da Rignano