Tsipras si dimette, ribelli Syriza fondano partito senza Varoufakis

21 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Non arrivano come un fulmine a ciel sereno, ma le dimissioni del primo ministro Tsipras alimentano i timori di instabilità politica in Grecia.

Secondo l’agenzia di rating Fitch il fatto che siano state indette nuove elezioni dimostra come siano ancora alti i rischi che salti il piano di aiuti, il terzo in cinque anni.

Il leader di Syriza, come era previsto, ha annunciato che si ripresenterà alle prossime elezioni del 20 settembre, ma non si sa quanto sarà indebolito dall’ammutinamento del frangente più radicale del suo partito, in rivolta contro il nuovo set di riforme improntate all’austerity fatto approvare al Parlamento.

Proprio i “ribelli” di Syriza, quelli che si sono strenuamente opposti al bailout che sotto la regia la Grecia ha concordato con la troika, hanno annunciato il divorzio da Syriza e la creazione di un partito separato, chiamato Unità Popolare.

In tutto sono 25, e hanno reso note le loro intenzioni di formare un nuovo partito in una lettera al Parlamento che è stata consegnata oggi, all’indomani delle dimissioni di Tsipras. Il partito sarà guidato dall’ex ministro dell’energia Panagiotis Lafazanis (nonché la terza personalità più alta di Syriza) e si confermerà il terzo gruppo maggiore del parlamento ellenico; fattore, questo, che potrebbe anche assicurargli il conferimento di un mandato per formare un nuovo governo. Grande assente è l’ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis, che diverse volte ha ricordato – elemento messo in evidenza anche dall’Fmi – che il debito greco è insostenibile, affermando anche che questo bailout appena siglato “non funzionerà”.

Intanto il presidente greco ha dato l’incarico al leader di Nuova Democratia di formare il governo: ha tre giorni di tempo.

Dopo aver ottenuto 13 miliardi di euro dal Fondo dell’Eurozona ESM, la Grecia ha rimborsato la tranche di debito che doveva onorare verso la Bce, per un valore di 3,2 miliardi di euro.

Tsipras potrà dire, in campagna elettorale, di aver restituito al popolo un paese non più sull’orlo della bancarotta finanziaria, ma a quale prezzo?

Ora che il bailout è stato assicurato – determinante è stato il sì, l’altroieri, della Bundestag, che a stragrande maggioranza ha votato a favore del terzo piano di aiuti, del valore di 86 miliardi di euro – si prospettano altri anni di austerità per la popolazione.

La Borsa di Atene ha reagito male ai rumor sulle dimissioni del premier – che si sono rincorsi per tutta la giornata di ieri, prima della conferma dello stesso Tsipras – cedendo -3,2% nella seduta di ieri, colpita dalle vendite sui titoli finanziari. Anche oggi, l’indice di Atene ha aperto in calo.

Un gruppo di consulenti di Tsipras aveva consigliato al premier di non indire elezioni prima dell’11 ottobre, per dare al governo di Atene una chance per rendere effettivi gli accordi stabiliti con la troika nel programma di bailout, e dunque per non perdere nuovamente la fiducia dell’Eurozona.

L’Esm, due giorni fa, ha dato il via libera al piano triennale da 86 miliardi a favore della Grecia, adottando anche un Memorandum of Understanding (MoU) con il paese, nel quale sono contenute le misure che Atene ha deciso di adottare in base agli accordi con creditori internazionali.

“Sostenibilità delle finanze pubbliche; salvaguardia della stabilità finanziaria; promuovere la crescita, la competitività e gli investimenti; e riforma della pubblica amministrazione”, si legge nel comunicato.

Nella nota si legge: “Si aspetta che le istituzioni tengano conto della dichiarazione dell’Eurogruppo del 14 Agosto 2015 sulle condizioni dettagliate nel protocollo d’intesa”. E ancora: “L’importo esatto del contributo finanziario dell’Esm dipenderà dalla decisione del Fondo monetario internazionale di partecipare al finanziamento del programma e il Fmi prenderà questa decisione a seguito del completamento della prima revisione del programma”.

Inoltre, “l’importo totale degli aiuti finanziari dipenderà anche il successo della Grecia nell’attuazione delle riforme politiche”. Le privatizzazioni, si specifica “possono inoltre ridurre l’importo globale dei contributi finanziari necessari”.

Così Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo: “l’accordo dà una prospettiva per l’economia greca e una base per una crescita sostenibile. Il governo greco è tenuto ad attuare questo pacchetto di riforme di ampio respiro con determinazione e noi siamo tenuti a monitorare il processo da vicino. Ho già detto prima che non sarà facile. Siamo certi di fa fronte a seri problemi nei prossimi anni, ma ho fiducia sul fatto che saremo in grado di affrontarli”.

(Lna-DaC-Lna)