Trump per il popolo. Ma ora per Tesoro vuole Jamie Dimon, AD JP Morgan

11 Novembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Donald Trump a favore delle masse? Sarà: fatto sta che, secondo alcune indiscrezioni circolate nella stampa Usa, il tycoon newyorchese, ora 45esimo presidente Usa, avrebbe contattato già Jamie Dimon, numero uno di JP Morgan, per offrirgli la poltrona di segretario al Tesoro degli Stati Uniti.

Trump ha vinto le elezioni Usa grazie alla capacità di farsi interprete delle frustrazioni degli americani e per il suo essere riuscito a cavalcare la rabbia di un popolo che paga tuttora gli effetti della crisi finanziaria del 2008. Hillary Clinton avrebbe invece miseramente fallito in quanto consideratauna semplice pedina dell’establishment e, soprattutto, troppo vicina alle lobby e al mondo dell’alta finanza. Sono queste le conclusioni a cui diversi analisti stanno arrivando in queste ore, spiegando lo choc dell’ Election Day.

Ma non è passata neanche una settimana e ci sono alcuni elementi che alimentano dubbi su quella che sarà la vera strategia di Donald Trump, nelle vesti di presidente Usa.

I toni si sono già notevolmente smorzati, addirittura il link del suo sito che confermava l’intenzione del magnate di dire basta all’immigrazione dei musulmani è sparito per qualche ora (ma poi è riapparso).

Ora, i rumor segnalano anche che Trump starebbe corteggiando Dimon, proprio una delle colonne portanti del mondo dell’alta finanza non solo Usa, ma globale.

Sostenitore del Partito Democratico, Dimon ha appoggiato Barack Obama nel 2008 e durante il periodo immediatamente successivo alla crisi finanziaria. Con il trascorrere del tempo, è diventato tuttavia più critico, complice la regolamentazione Dodd-Frank sul sistema finanziario.

Recentemente si era comunque mostrato a favore di una presidenza di Hillary Clinton, anche se non erano mancate critiche per le parole che la candidata democratica aveva usato per attaccare, in alcuni casi, Wall Street.

Trump aveva criticato Jamie Dimon in passato. Nel 2013, aveva così commentato la decisione dell’amministratore delegato di risolvere le cause legali contro JP Morgan:

“Non credo nello strumento di risoluzione delle cause – aveva detto a Bloomberg – Non sono Jamie Dimon, che paga $13 miliardi per chiudere un contenzioso e poi paga altri $11 miliardi sempre per chiudere un contenzioso, e che io reputo il peggior banchiere degli Stati Uniti”.