Trump impeachment: motivo e sintesi dei perché

12 Dicembre 2019, di Alberto Battaglia

“Nessuno è al di sopra della legge, nemmeno il presidente”. Questa frase, pronunciata più volte durante l’inchiesta preliminare sfociata in due accuse formali a carico di Donald Trump, è alla base dello stato di diritto. Per questo, la costituzione americana, come quella italiana e la gran parte delle leggi fondamentali degli altri stati non autoritari prevedono che, in caso di gravi delitti esercitati nell’esercizio delle sue funzioni il Capo dello stato possa essere giudicato ed eventualmente destituito.

Nel caso degli Stati Uniti, il presidente può essere soggetto a una procedura di impeachment (messa in stato d’accusa) solo per tradimento, corruzione o “altri alti crimini e misfatti”. Prima di Trump, solo altri due presidenti erano arrivati al punto di essere stati formalmente accusati dalla Camera dei Rappresentanti:

  • Andrew Johnson, nel 1868. Aveva licenziato un segretario di gabinetto senza l’autorizzazione del Congresso;
  • Bill Clinton, nel 1998, per violazione del giuramento e ostacolo alla giustizia nell’ambito dell’indagine sulla sua relazione extraconiugale con Monica Lewinsky, che il presidente negò sotto giuramento.

In nessuno dei due casi il presidente fu rimosso. Più nota la vicenda del processo di impeachment a carico del presidente Richard Nixon, accusato di aver fatto perlustrare le sedi di partito dei suoi avversari politici. In quel caso, però, il presidente si dimise prima che l’iter di impeachment fosse completato.

Perché l’impeachment contro Trump?

La messa in stato d’accusa ai danni di Donald Trump, formalizzata il 10 dicembre dal presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti, Jerry Nadler, non ha nulla a che vedere con il precedente caso Russiagate. Si tratta di un’indagine che riguarda le pressioni che Trump avrebbe esercitato sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky, al quale è stato richiesto di “andare fino in fondo” (sic) in una inchiesta giudiziaria che vede coinvolto il figlio di Joe Biden, ritenuto il principale avversario di Trump in vista delle prossime elezioni presidenziali del 2020. L’obiettivo evidente sarebbe quello di mettere in cattiva luce il figlio per colpire proprio il padre e minare le sue chance di vittoria finale.
L’inchiesta è partita da un’intercettazione telefonica fra Trump e lo stesso Zelensky. Successivamente, le testimonianze raccolte dalla commissione parlamentare competente hanno messo in luce come Trump avrebbe cercato di mettere pressione sul suo interlocutore sospendendo un pacchetto di aiuti militari (del valore di 400 milioni di dollari), usati come leva negoziale per farlo procedere contro Hunter Biden, figlio di Joe. Zelensky, però, ha pubblicamente negato di aver ricevuto pressioni.

I due capi di accusa a carico di Trump sono:

  • Abuso di potere, reato che si sarebbe concretizzato nell’aver “messo i suoi interessi personali e politici al di sopra degli interessi nazionali e degli Stati Uniti”, recita il report sull’impeachment ufficiale citato dal New York Times. Più nel dettaglio, “l’indagine di impeachment su Donald J. Trump, il 45 ° presidente degli Stati Uniti, ha rivelato uno sforzo durato mesi da parte del presidente Trump per utilizzare i poteri del suo ufficio allo scopo di sollecitare interferenze straniere, per suo conto, nelle elezioni del 2020″. Quest’attività di persuasione o ricatto avrebbe “sovvertito la politica estera degli Stati Uniti nei confronti dell’Ucraina e minato la nostra sicurezza nazionale a favore di due indagini politicamente motivate che avrebbero aiutato la sua campagna elettorale presidenziale”.
  • Ostruzione del Congresso: in quanto il presidente Trump avrebbe cercato di esercitare una resistenza mai vista “nella storia della repubblica” contro le prerogative della Camera, le quali prevedono poteri di controllo legale sul presidente.

Finora Donald Trump ha sempre respinto le accuse definendo l’impeachment mosso dai democratici (che controllano la maggioranza dei seggi alla Camera dei Rappresentanti) come una “caccia alle streghe”. L’iter decisivo e più complesso, sotto il profilo delle chance di successo, inizia ora che il Senato sarà chiamato a valutare le prove raccolte durante l’inchiesta.

In questo caso, non solo la maggioranza è, al contrario, detenuta dallo stesso partito del presidente, quello Repubblicano, ma sarà anche necessario raggiungere una maggioranza di due terzi dei votanti per arrivare alla condanna. Nel caso ciò avvenisse, anche se in pochi lo ritengono probabile, l’unica conseguenza sarebbe la destituzione dalla carica (e la revoca di tutte le cariche onorifiche). Eventuali altri procedimenti giudiziari di tipo ordinario, a carico di Trump, potrebbero successivamente prendere il via.

Nessun presidente è mai stato destituito completando la procedura sopra descritta. Anche per questa ragione, le reazioni dei mercati finora non sembrano troppo sensibili all’avvio ufficiale del processo per impeachment ai danni di Donald Trump.