Tria sminuisce rialzo Spread, recupereremo gap crescita “senza trucchetti”

31 Ottobre 2018, di Alberto Battaglia

Dato il rallentamento in atto dell’economia europea, non fare deficit avrebbe un costo sociale, oltre che economico. Partendo da questo assunto, che punta a ribaltare la narrativa sulla pericolosità della manovra italiana, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è intervenuto alla Giornata mondiale del risparmio. Una cornice nella quale il capo di via XX Settembre ha chiarito in modo molto netto la posizione del governo sulle polemiche in atto su spread e tenuta dei conti pubblici.

“Quale sarebbe il costo di un ‘non deficit’, cioè di un non investimento nelle opere e nel capitale umano?”, ha dichiarato Tria, “quale sarebbe il costo di non risolvere il problema della crescita italiana che è troppo bassa. Dopo dieci anni e due recessioni, siamo già oltre gli effetti della Grande Depressione degli anni Trenta. Questo ci ha fatto capire che il costo del ‘non deficit’ non ce lo possiamo permettere, né economicamente, né socialmente”.

La scommessa sulla crescita stimolata tramite un maggiore disavanzo pubblico sarebbe “sostenibile e responsabile” e, in virtù dello stimolo atteso si accompagnerebbe alla “certezza di ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil nei prossimi anni”. Sul tema, Tria ha ribadito che gli obiettivi di crescita del governo, a +1,5% per il 2019, sono “prudenziali”.

L’obiettivo, ha poi affermato il professore ed economista, è ” ridurre il gap fra la crescita dell’Italia e quella degli altri Paesi e non lo facciamo con trucchetti contabili“.

Se è così, allora, perché gli investitori hanno dato un segno di sfiducia, ben visibile con il rialzo dello spread? Secondo il ministro la questione non attiene “i fondamentali economici” che vedono ancora “un elevato grado di fiducia delle famiglie e delle imprese e una buona competitività internazionale” bensì deriva da un “grande equivoco”. Cioè che l’Italia si stia mettendo nelle condizioni di uscire dall’euro.

“Non era mai accaduto”, ha detto infatti Tria, “che quando un Paese dell’Ue ha deviato dalle regole fiscali si sia messa in discussione la sua appartenenza o meno all’Ue o all’area euro”. Eppure su quest’idea i media internazionali si sono spesso concentrati.