Eurozona pagina 229
“Nei prossimi 10 anni confisca beni privati per finanziare i piani di salvataggio dei paesi piu’ indebitati”. E’ la ricetta dei saggi tedeschi. Ma cosi’ nessun money manager extra europeo mettera’ piu’ un soldo nelle casseforti delle banche dell’Unione Monetaria.
Le aziende citano leggi su occupazione, sicurezza e salute tra le aree dove vorrebbero riconquistare la sovranita’. Meno di un quarto del campione ritiene vantaggiosa un’integrazione ulteriore.
Il cancelliere tedesco più longevo del Dopoguerra ha ammesso che avrebbe perso con una maggioranza schiacciante ogni votazione popolare sull’euro. “Non avrei mai potuto vincere un referendum in Germania”.
La revisione al rialzo e’ di oltre 6 punti rispetto a settembre. Pressione fiscale al 44,4%, gettito Imu a 23,8 miliardi. Il miglioramento dei mercati non si e’ tradotto in economia. Ue avverte: squilibri macroeconomici seri. Monti: “Risanamento completato”.
E’ l’unico paese in cui dal 1987 il settore pubblico e’ cresciuto piu’ in fretta del privato. Cio’ ha creato un ciclo economico vizioso, dove la contrazione dei profitti aziendali si e’ tradotta in meno investimenti, meno crescita e maggiore disoccupazione.
Per l’investitore, che in passato ha fatto miliardi speculando contro lira e sterlina, l’Eurozona starebbe meglio senza il suo motore economico. Da Francoforte appello anche agli elettori tedeschi: a settembre “votate per il cambiamento“.
Urgono cambiamenti per iniettare liquidita’ nell’economia: Draghi segua esempio di Usa e Giappone. Lisbona e Madrid sono l’esempio che tagli e riforme non bastano. Per la prima volta critica aperta del conservatore a Germania e paesi fautori del rigore.
La Lady di Ferro indovino’ in pieno le difficili prospettive di riuscita per l’area euro sotto il profilo di prezzi e competitivita’. La Germania si infuriera’ per l’inflazione, mentre “i paesi piu’ deboli dovranno essere salvati”.
A far suonare un campanello d’allarme e’ l’assurda compiacenza dei mercati nonostante le tensioni geopolitiche altissime. Art Cashin, direttore dei servizi finanziari: e’ un errore illudersi che prevarra’ il senso comune. La storia ci insegna ben altro.
La crisi del debito minaccia di tornare a infiammarsi dopo che la corte costituzionale ha deciso di bloccare il programma di tagli e rigore previsto. Lisbona dove trovera’ ora i risparmi che le servono per poter rispettare i termini del piano di aiuti da 78 miliardi? Foto: premier Pedro Passos Coelho.