Trend continua, Romania vuole rimpatriare riserve auree

11 Marzo 2019, di Alessandra Caparello

L’atmosfera geopolitica del mondo continua a scaldarsi, minacciando di arrivare al culmine, il che mette in ansia i paesi di tutto il mondo. Da qui banchieri centrali e funzionari governativi che vedono il mondo attraverso un obiettivo non filtrato, sono ben consapevoli di ciò e stanno iniziando a intraprendere le azioni necessarie per proteggersi. Come? Ritirando le loro riserve auree.

Cina, Russia, India, Polonia e Turchia sono solo alcuni dei paesi che non hanno nascosto i loro piani per accumulare a lungo termine i metalli preziosi, nella speranza di diversificare le loro riserve nazionali dal dollaro USA. In Italia il mese scorso, una bozza di legge presentata dal leghista Claudio Borghi per chiarire a chi appartengono le riserve auree depositate presso Bankitalia, ha sollevato un polverone.

Oggi la notizia che il presidente della Camera dei Deputati Liviu Dragnea, membro di alto rango del governo rumeno, il leader del Partito socialdemocratico e il senatore Serban Nicolae hanno proposto un disegno  di legge per costringere la Banca nazionale della Romania a rimpatriare il 95% delle riserve in oro in gran parte detenute all’estero. Questo disegno di legge molto probabilmente andrà avanti e sarà approvato imponendo alla Banca nazionale di Romania (Bnr) di non mantenere più del 5% delle riserve fuori dai confini nazionali. Le riserve auree della Bnr ammontano a 103,7 tonnellate, per un valore di circa 103,8 miliardi di euro. Attualmente, il Tesoro della Banca nazionale d’Inghilterra detiene 61 tonnellate di oro rumeno, la Banca degli insediamenti internazionali a Basilea in Svizzera detiene 5 tonnellate e le altre 40 tonnellate sono detenute presso la Banca di Romania a Bucarest.