Borse snobbano tregua commerciale: consumi Usa mai così male dal 2009

14 Febbraio 2019, di Daniele Chicca

Le vendite al dettaglio hanno sorpreso tutti, evidenziando un calo inaspettato. Il risultato dello scorso dicembre è stato il peggiore da settembre 2009. I mercati hanno preso noto e i ribassisti sono tornati in breve tempo alla carica. Tanto è vero che il Dow Jones ha avviato gli scambi con cali superiori ai 200 punti. Piazza Affari cede quasi un punto percentuale.

Prima della doccia fredda macro, le Borse scambiavano in buon rialzo anche oggi dopo due sedute di guadagni notevoli. Citando persone informate sulla vicenda, l’agenzia di stampa Bloomberg scrive che il presidente Donald Trump sta prendendo in considerazione l’idea di prolungare la tregua commerciale con la Cina.

Dando tempo alla potenza economica asiatica, l’amministrazione Usa farebbe così slittare l’imposizione di nuovi dazi sui beni cinesi importati. Il primo marzo è il giorno in cui è prevista la fine della tregua commerciale concordata a fine 2018.

Tregua commerciale più lunga ma Baltic Dry resta in rosso

Le indiscrezioni stampa hanno aiutanto lo yuan stamattina sul Forex. Tra le materie prime, bene faceva anche il petrolio. Poi però alle 14:30 italiane è arrivata la notizia dei dato Usa che ha depresso il sentiment sugli asset rischiosi. La fine della tregua commerciale vorrebbe dire un raddoppio dei dazi su beni cinesi per circa $200 miliardi complessivi. Ma ora pare che Trump sia pronto a fare slittare di due mesi (60 giorni) la scadenza attuale.

L’idea è piaciuta ai mercati, anche se poi la situazione di crisi tra le prime due potenze economiche al mondo è ancora lungi dall’essere risolta una volta per tutte. E i dazi del 10% rimangono in vigore. Non è un caso che l’indice Baltic Dry sia in calo da inizio anno. La prova è la più scarsa dal 2012. È sinonimo di un contesto commerciale difficile.

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Daniele Chicca 14 Febbraio 201916:32

Brutto colpo per l’economia americana che tanto si basa sui consumi: le vendite al dettaglio negli Stati Uniti hanno registrato il calo più brusco mai visto in nove anni di tempo. Wall Street ha accusato il colpo con il Dow Jones che perde più di 200 punti in avvio. A gravare sui corsi azionari sono anche le perdite di titoli importanti come Coca-Cola, pesante dopo la presentazione della trimestrale.

Il Dipartimento del Commercio ha rilevato un calo delle vendite al dettaglio dell’1,2%, non si vedeva un segno così negativo dal settembre 2009. Rivisto al ribasso anche il dato di novembre dallo 0,2 al +0,1% di incremento. Il dato ha colto di sorpresa gli economisti sondati da Reuters, che a dicembre si aspettavano un incremento delle vendite dello 0,2%.

Daniele Chicca 14 Febbraio 201916:35

Coca-Cola ha registrato utili in linea con le attese, ma il gigante delle bibite ha emesso previsioni meno ambiziose delle attese per il 2019.

“Siamo prudenti nelle nostre proiezioni sui profitti del 2019 per via delle varie riduzioni delle prospettive di crescita nel 2018”, dice il Ceo del gruppo. L’AD di Coca-Cola James Quincey ha citato anche il rallentamento “sperimentato in alcuni mercati in via di Sviluppo”.

Daniele Chicca 14 Febbraio 201918:23

Sii interrompe la striscia positiva a Piazza Affari con il FTSE MIB che chiude a -0,78%. In fondo al listino principale Ferragamo (-3,31%), seguito da banco Bpm (-2,82%), Unipol (-2,66%) e Azimut (-2,35%). Guida il listino Juventus (+2.75%). A distanza Saipem (+1,39%) e A2A (-1,18%).

Daniele Chicca 14 Febbraio 201918:23

Contrastate le borse europee, con l’’indice EuroStoxx 50 che registra un calo dello 0,5%. Schneidere Electric, Amadeus e Airbus chiudono con guadagni superiori al 2,5%. Contrastati i conti trimestrali delle banche. Perdita superiore al 5% per Unibail Rodamco, seguita a distanza da Bayer (-4,04%) ed EssilorLuxottica (-3,11%).

Daniele Chicca 14 Febbraio 201918:57

Sul fronte valutario l’euro cade a terra: la moneta unica scambia a 1,1279 dollari alla chiusura dei mercati europei. Questo nonostante le notizie siano state tutto sommato positive per l’euro. La Germania ha comunicato una crescita zero del Pil, ma almeno è stata scongiurata la recessione. Inoltre le vendite al dettaglio Usa, disastrose, hanno indebolito il dollaro.

Ciononostante l’euro è bloccato sui minimi di tre mesi. Il motivo è tecnico: comprare l’euro in base agli ultimissimi dati economici non viene evidentemente ritenuta una mossa strategica azzeccata. L’outlook nell’area euro è difatti bruttino, come mostra l’indice di Citi delle sorprese economiche a quota -80,6.

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