Tfr in busta paga, aziende lanciano allarme liquidità

1 Ottobre 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Mentre il Senato discute il disegno di legge delega sul lavoro, le piccole e medie imprese lanciano l’allarme sull’annuncio del premier Matteo Renzi a proposito del Tfr in busta paga.

Duplice problema per le pmi: con il passaggio del 50% del trattamento di fine rapporto nei salari dei lavoratori sono a rischio 5,5 miliardi di euro di liquidità delle pmi. E l’alternativa studiata dal governo per compensare la perdita di denaro fresco nelle aziende, cioè il ricorso al credito bancario, potrebbe rivelarsi costosa o addirittura inaccessibile. Col risultato che o la liquidità verrebbe a mancare o costerebbe più del tasso di interesse applicato dalle aziende alle liquidazioni.

E’ quanto spiega il Centro studi di Unimpresa, dopo aver realizzato un’analisi sulla base dell’ipotesi secondo cui nella prossima legge di stabilità potrebbe essere inserita una misura volta a trasferire direttamente negli stipendi la metà della liquidazione maturata nell’anno.

Alla cifra di 5,5 miliardi, Unimpresa arriva considerando che il flusso anno totale generato dalle “liquidazioni” dei lavoratori è pari a circa 23 miliardi e che per le imprese con meno di 50 dipendenti – che trattengono il tfr maturato – la fetta corrispondente è di 11 miliardi. La metà di questi 11 miliardi, secondo la misura allo studio del governo, verrebbe pertanto sottratta alle aziende con meno di 50 dipendenti che, oggi, possono utilizzare tale liquidità per investimenti e per lo sviluppo.

Per compensare la riduzione della liquidità il governo potrebbe facilitare convenzioni tra banche e imprese con l’obiettivo di agevolare forme di credito specifico. Tuttavia, gli di interessi praticati dalle banche per questi finanziamenti speciali potrebbero essere più alti del tasso che le aziende riconoscono ai dipendenti al momento del pagamento delle liquidazioni. Ne consegue che sul bilancio potrebbe gravare un costo superiore. Altro aspetto sono i criteri sulla base del quale verranno concessi questi prestiti: se i requisiti fossero troppo stringenti alle pmi verrebbe comunque a mancare la liquidità assicurata oggi dal trattamento di fine rapporto.

I flussi annui corrispondenti al tfr maturato ammontano, stando a dati Covip, Inps e Istat, a circa 23 miliardi. Di questa somma, circa 5,8 miliardi sono destinati ai fondi pensione, mentre altri 6,8 miliardi sono accantonati al fondo di tesoreria gestito dall’Inps, dove vengono trasferiti i tfr dei dipendenti che non optano per la previdenza complementare e che lavorano in grandi aziende, con più di 50 dipendenti. Nelle casse delle pmi restano dunque 11 miliardi. Secondo il progetto del governo, che potrebbe essere concretizzato con prossima legge di stabilità, a partire dal 2015 metà della liquidazione annua verrebbe pagata ai lavoratori. (Tmnews)

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ROMA (WSI) – “Il tfr così com’è c’è solo in Italia. Se diamo il tfr in busta paga si crea un problema di liquidità per le imprese. Le grandi ce la fanno, le piccole sono in difficoltà. Stiamo pensando di dare i soldi che arrivano dalla Bce alle pmi per i lavoratori”. Lo dice il premier Matteo Renzi in un’intervista a Ballarò.

“Sulla base di questo – spiega Renzi – stiamo ragionando sul fatto che l’Abi, l’associazione delle banche, possa dare i soldi che arrivano dall’Europa, quelli che chiamiamo i soldi di Draghi, esattamente alle piccole imprese per garantire liquidità: questo garantirebbe al lavoratore di avere un po’ più di soldi da spendere”. Il premier ha anche ribadito che “sicuramente nella legge di stabilità metteremo 1,5 miliardi per gli ammortizzatori sociali, per cambiare il meccanismo delle tutele, delle difese. Daremo una mano vera alle persone”. Tuttavia non sarà subito, come poi ha precisato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: “Ne discuteremo nei prossimi giorni – dice Renzi – Ma anziché tenere i soldi da parte alla fine del lavoro te li do tutti i mesi. Significa che, per uno che guadagna 1.300 euro, un altro centinaio di euro al mese che uniti agli 80 euro inizia a fare una bella dote”, circa 180 euro.

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