Tetto al prezzo del gas, l’Ue rimanda la decisione a ottobre. Ecco perché

9 Settembre 2022, di Mariangela Tessa

Rimandata a ottobre la decisione del tetto al prezzo del gas importato dalla Russia. L’argomento non sarà dunque discusso oggi al vertice dei ministri europei dell’Energia, come previsto, ma probabilmente finirà nell’agenda della riunione dei leader europei a ottobre. Le date papabili sono due: il 6-7 ottobre a Praga ed il 20-21 ottobre a Bruxelles. A questo punto, l’incontro di oggi darà solo interlocutorio, in attesa che martedì prossimo la Commissione metta nero su bianco la sua proposta formale.

A far slittare la decisione, avanzata e caldeggiata dall’Italia, c’è la forte opposizione di alcuni Stati. Contraria è soprattutto l’Olanda, dove ha sede la Borsa che ospita il trading del gas europeo, il TTF, anche se il premier olandese Mark Rutte, in occasione della conferenza stampa con la presidente  della Commissione Ue Ursula von der Leyen, aveva affermato di “guardare con favore” le proposte avanzate da Bruxelles, incluso il tetto al prezzo del gas.

Ma anche la Germania sarebbe tornata sui suoi passi. Il motivo dell’opposizione è che i tempi dell’approvazione potrebbero scatenare un problema di forniture. Ma a dire no ci sono anche Ungheria, Slovenia, Austria, Paesi Bassi e Repubblica Ceca. D’altronde, le minacce russe sono state chiare. Due giorni fa, il presidente russo Vladimir Putin all’Eastern Economic Forum nella città portuale russa di Vladivostok nel Pacifico ha spiegato che “la Russia smetterà di fornire forniture di petrolio e gas a quei Paesi occidentali che imporranno un tetto al prezzo dell’energia russa“.

La posizione dell’Italia resta quella di imporre il tetto al prezzo del gas a tutti, non solo alla Russia. Una proposta avanzata dal governo Draghi, che ha incassato il sostegno di Estonia, Portogallo, Grecia, Polonia, Belgio, Lussemburgo, Bulgaria, Romania. La Francia non è contraria.

Proposte della Commissione: quali sono state bocciate e quali promosse

A quanto riportando le indiscrezioni stampa, ci sarebbe un consenso unanime solo su 3 delle 5 proposte formulate dalla Commissione europea nel suo documento informale (non paper) pubblicato giovedì proprio in vista del Consiglio informale dei ministri dell’Energia. Le misure che hanno già trovato un consenso sono:

  1. l’imposizione di un tetto massimo di profitto (remunerativo) sulle fonti energetiche rinnovabili, che permetta di usare i ricavi in eccesso per misure di sostegno a favore di famiglie ed imprese più fragili;
  2. la riduzione del 5% del consumo energetico nelle ore di punta del giorno;
  3. la possibilità di sostenere la liquidità delle imprese energetiche colpite dall’estrema volatilità dei prezzi.

Non c’è accordo invece su altre 2 delle misure incluse nel pacchetto di proposte:

  1. il tetto al prezzo del gas importato dalla Russia, che sta usando le forniture di gas come arma nella sua invasione all’Ucraina e come risposta alle sanzioni imposte dall’Occidente;
  2. il prelievo di solidarietà, cioè la tassa imposta sugli extraprofitti realizzati dalle società energetiche.