Caccia agli extraprofitti, ma la tassa sulle società energetiche è stata un flop

29 Agosto 2022, di Mariangela Tessa

Mentre il caro bollette prosciuga i risparmi degli italiani, la tassa sugli extraprofitti delle società energetiche per finanziare un nuovo decreto di sostegno all’economia si sta rivelando un vero e proprio flop, perché finora la maggior parte delle imprese ha deciso di non pagarla, e di fare ricorso. Con il decreto aiuti di agosto, le imprese energetiche sono state obbligate ad applicare un’aliquota del 25% sugli extraprofitti ottenuti grazie all’aumento dei prezzi di gas e petrolio. Dei 4,2 miliardi di euro attesi con la prima rata, lo Stato ha incassato poco meno di 1 miliardo.

Caccia agli extraprofitti

Nella caccia alle risorse per tamponare la crisi, gli extraprofitti rappresentano una parte importante. Partiti e sindacati sembrano tutti d’accordo. Lo stesso Mario Draghi si era detto pronto, dopo la stretta di agosto, anche a intervenire ancora per indurre le aziende a pagare. Ma alla luce della difficoltà a incassare l’acconto, sembra difficile immaginare nuovi rialzi.

Inoltre nei giorni scorsi il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha proposto di estendere la tassa sugli extraprofitti anche a settori come banche e farmaceutica. Serve subito un nuovo intervento per famiglie e imprese, da finanziare ridistribuendo tutti gli extraprofitti, non solo quelli delle aziende energetiche, ma ad esempio anche quelli di banche e farmaceutici, mai così alti da 10-12 anni”.

Società energetiche: ricavi in rialzo del 60%

Come ricorda la Cgia di Mestre, se a causa dei rincari di luce e gas, molte imprese sono a rischio chiusura, altre invece, “sfruttando” questa congiuntura così negativa, hanno registrato fatturati da capogiro. Secondo quanto riportato dall’ufficio studi dell’associazione degli artigiani, le imprese energetiche presenti in Italia nei primi 5 mesi di quest’anno hanno visto aumentare i ricavi, rispetto allo stesso periodo del 2021, del 60%. Scrive l’associazione veneta:

“Che ciò sia legato all’andamento dei prezzi delle materie prime energetiche lo dimostrano anche i dati di questi ultimi anni. Con riferimento al periodo gennaio-maggio, la crescita del fatturato delle imprese del settore energetico nel 2019 è stata dello +0,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; successivamente, in piena pandemia i ricavi invece sono crollati del 34,6 per cento (gennaio-maggio 2020 sullo stesso periodo anno precedente); diversamente, nei primi 5 mesi del 2021 la variazione è stata del +19,6 per cento. Quest’anno, infine, il fatturato ha subito una impennata impressionante che, come dicevamo, è stata del +60 per cento”.

Cgia di Mestre: no ad accanimento fiscale

Cosa fare, dunque? La Cgia di Mestre chiarisce:

“Nessuno chiede un accanimento fiscale contro le grandi imprese dell’energia: sarebbe ingiusto. Va infatti ricordato che non necessariamente ad un aumento del fatturato corrisponde un analogo incremento dell’utile. Tuttavia, appare evidente che il risultato economico di questo settore nell’ultimo anno è stato molto positivo. E, anche per una questione di solidarietà e di giustizia sociale, queste realtà dovrebbero versare almeno quanto imposto dallo Stato con una legge per aiutare economicamente le famiglie e le imprese più in difficoltà. Invece, le grandi imprese energetiche si sono guardate bene dal farlo. Almeno con la prima scadenza prevista lo scorso 30 giugno”.

Di fronte a questo atteggiamento, “se la nuova norma per recuperare queste mancate entrate inserita nel decreto Aiuti bis non dovesse sortire effetto, l’erario potrebbe perdere quest’anno oltre 9 miliardi dei 10,5 previsti con l’introduzione di questa tassazione sugli extraprofitti. Certo, di fronte agli aumenti registrati in questi ultimi giorni, 9 miliardi di euro farebbero ben poco per calmierare i costi delle bollette di famiglie e imprese. Tuttavia, è una questione che mette a repentaglio la nostra coesione sociale: in un momento di difficoltà come questo, chi più ha deve aiutare chi sta peggio”.

La Cgia di Mestre conclude:

“Siamo certi che con la prossima scadenza anche queste realtà imprenditoriali onoreranno i loro impegni con il fisco, così come previsto dalla legge. Sarebbe inaccettabile se ciò non avvenisse. In primo luogo, perché una fetta importante della nostra imprenditoria eluderebbe vergognosamente il fisco. In secondo luogo, ancorché fino ad ora non sia possibile provarlo, tra coloro che non hanno versato al fisco quanto richiesto, potremmo annoverare anche le multiutility controllate dagli enti locali o a partecipazione statale; se fosse così, oltre al danno ci troveremo di fronte anche ad una vera e propria beffa”.