Tesoretto? “Forti perplessità” da Parlamento, ma Corte Conti lo vuole

21 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Un trionfante Renzi aveva annunciato un tesoretto da 1,6 miliardi di euro, dando il via a diverse speculazioni e suggerimenti su come utilizzarlo.

Ma una “forte perplessità” è stata espressa dal presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, Giuseppe Pisauro, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Def. Una “deviazione anche molto modesta del quadro macro o dei tassi di interesse dalle previsioni annullerebbe” il “miglioramento” previsto nel quadro programmatico provocando un “allontanamento significativo dal percorso di avvicinamento” all’Omt (obiettivo di medio termine).

“Sembra prematuro considerare acquisite queste risorse” e l’utilizzo prima che “il miglioramento si materializzi sembra contrario a considerazioni di prudenza”, ha continuato Pisauro.

In definitiva, “nostro giudizio sembra prematuro in questa fase dell’anno, quando ancora non si conosce il saldo dell’autotassazione, pensare di utilizzare risorse, sebbene di entità limitata, reputandole già acquisite. Una decisione presa ad aprile di spendere nell’anno corrente l’effetto del miglioramento del quadro macro rispetto alla previsione dell’autunno precedente, senza attendere prima che tale miglioramento si materializzi, sembra contraria a considerazioni di prudenza”.

Dopo qualche ora arriva la dichiarazione di Raffaele Squitieri, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, che sembra pensarla in modo diametralmente opposto. Ovvero: il tesoretto dovrebbe essere utilizzato per dare una spinta alle riforme e alla crescita.

Oggi più che nel recente passato, ha detto il presidente della Corte dei Conti, le “condizioni favorevoli” che caratterizzano le economie dell’Unione offrono “quei margini di opportunità che è indispensabile cogliere per portare a compimento i processi di riforma avviati e trarne i benefici in termini di crescita. Di questo è avvertito il governo allorché, nell’impianto di finanza pubblica, prevede di utilizzare le risorse, ancorché esigue, che dovessero derivare da un miglioramento dei saldi, per rafforzare il processo di riforma. E per tale finalizzazione dovrebbero essere conservate”.