Telecom Italia, a rischio fino a 20.000 posti di lavoro

7 Aprile 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – A rischio 15-20mila posti di lavoro in Telecom Italia. L’allarme arriva direttamente dai sindacati preoccupati dal nuovo progetto annunciato qualche giorno fa dal premier i cui dettagli saranno svelati oggi in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Matteo Renzi qualche giorno fa infatti ha richiamato l’attenzione sulla presentazione del Piano Enel per la banda ultralarga, un piano legato alla sostituzione dei contatori ab origine con la partecipazione di Wind e Vodafone, arrivando così alla realizzazione della sua rete in fibra ottica ultraveloce, per raggiungere 224 città italiane e 7,5 milioni di case entro tre anni.

Il problema è che si verrebbe a creare così una sovrapposizione di parte della rete di Telecom con quella di Enel Open Fiber. Il piano di Enel punta alle cosiddette zone ‘A’ e ‘B’, quelle più remunerative e quelle dove Telecom puntava a una copertura dell’84% entro il 2018. Come spiega il segretario generale della Uilcom Uil, Salvo Ugliarolo:

“Questa situazione rischia di mettere in difficoltà un’area di mercato dove Telecom è stata fino ad oggi leader: Enel si andrebbe ad accavallare e se i francesi di Vivendi dovessero decidere per lo scorporo della rete si metterebbe in discussione la tenuta complessiva di Telecom Italia. Il rischio degli esuberi può nascere con lo scorporo della rete, che è il core business e che coinvolge migliaia di lavoratori: siamo in una situazione di forte confusione e preoccupazione”.

Una situazione che a conti fatti verrebbe a creare esuberi per 15-20mila persone, come spiega il segretario della Fistel Cisl, Vito Vitale:

“La concorrenza determinata dagli accordi commerciali di Wind e Vodafone con Enel comporterà un sostanziale calo di ricavi per Telecom Italia con una conseguente eccedenza di personale che può oscillare tra i 15mila e i 20mila esuberi”.

Vitale lancia un atto di accusa contro il Governo colpevole di aver dato il via libera all’operazione fibra “senza interrogarsi sul futuro della rete di Telecom, isolando uno dei maggiori gruppi industriali e condannandolo al declino”.

Un bel grattacapo per Telecom Italia proprio in un momento in cui regnano preoccupazioni e incertezza vista l’uscita solo pochi giorni addietro, su pressing del primo azionista del gruppo (i francesi di Vivendi), dell’amministratore delegato Marco Patuano e la nomina di Flavio Cattaneo che dovrà insediarsi il prossimo 12 aprile.

Per fronteggiare la situazione di crisi annunciata, il nuovo amministratore delegato potrebbe tagliare alcuni costi, sacrificando in primis le consulenze esterne e poi i clienti, tagliando gli sconti applicati nei contratti, fino alle spese per le trasferte di dirigenti e quadri.

La compagnia francese, azionista al 24,9%, è intervenuta sulla questione della ristrutturazione della forza lavoro, precisando che “è in Italia per sviluppare e investire nel lungo periodo e non per ridurre gli organici”.