TAV, tutto sui conti: perché “non si deve” fare

6 Marzo 2019, di Alessandro Chiatto

Dopo aver valutato le ragioni del “sì” insieme al professor Roberto Zucchetti (qui la videointervista), analizziamo anche le ragioni del “no” insieme al professor Marco Ponti, responsabile del team dell’analisi costi-benefici chiesta dal governo. La controversa ACB, sulla quale in questi giorni si sta discutendo molto, “spiega se le risorse necessarie per l’opera possono venire compensate dai benefici che la collettività ne ricava e da questo punto di vista l’analisi è considerata efficace”.

PROBLEMI DI FINANZA PUBBLICANella contabilità generale va tenuto conto che l’infrastruttura è un’incidenza importante sulle casse pubbliche, perché al contrario di altre opere l’utenza non contribuisce in alcun modo. Sembra, quindi, ragionevole tenere conto del fatto che lo Stato perde anche un’infinità di accise se l’opera trasporta molto traffico dalla strada alla ferrovia“.

ROTTURA DEL TRATTATO CON LA FRANCIA Ma l’analisi ha tenuto conto anche dei costi di una eventuale rottura del trattato con la Francia e l’Unione Europea: “No, quella è una decisione politica e finanziaria“, chiarisce Ponti. “Noi abbiamo avuto l’incarico solo di vedere se i benefici superavano i costi. Se poi c’è di mezzo un aspetto finanziario non è compito dell’analisi costi-benefici“.