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Tassi negativi: “Minaccia alla stabilità, Ue e Giappone lo dimostrano”

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Giappone ed Eurozona hanno ormai un’esperienza con i tassi negativi che dura da diverso tempo. Se i risultati sul fronte della lotta all’inflazione non possono dirsi lusinghieri per nessuna delle due aree, è evidente che l’ecosistema che erode i margini d’interesse per le banche ha drasticamente penalizzato il valore degli istituti.
Lo ha messo in evidenza il ceo della società di ricerca dedicata agli investitori istituzionali Bianco Reserarch, Jim Bianco, sottolineando come da qualche tempo i timori che i tassi negativi potrebbero sbarcare anche negli Usa siano tutt’altro che eccessivi. Lo stesso ex presidente Fed Alan Greenspan, ha recentemente dichiarato che non sarebbe sorpreso nel vedere i tassi negativi anche sul mercato americano. Se per l’amministrazione pubblica un titolo di stato a rendimento negativo rappresenta certamente un risparmio sugli interessi, le conseguenze sul mondo finanziario potrebbero rivelarsi assai negative.

I tassi negativi, ha precisato Bianco, oltre al rischio che un domani non lontano i costi possano essere trasferiti ai risparmiatori, colpiscono gli equilibri dei fondi pensione e mettono in crisi i sistemi di valutazione del fair value dei titoli come il Capital Asset Pricing Model.

“Gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda sono gli unici mercati obbligazionari sviluppati che non hanno tassi negativi ovunque nelle loro curve di rendimento”, ha affermato Bianco in un intervento su ThinkAdvisor, “per vedere i risultati di ambienti con tassi bassi o negativi, non serve guardare oltre la Zona euro e il Giappone. Rappresentano l’87% dei tassi negativi in tutto il mondo”.

Mentre l’inflazione dell’Eurozona si trova ancora sotto i livelli previsti dalla Bce (vicino, ma al di sotto del 2%), “i titoli delle banche europee sono scambiate ai livelli più bassi in oltre 30 anni”, ha rimarcato l’analista.

E il Giappone non sta molto meglio: “Gli economisti stanno proiettando un Pil negativo nel quarto trimestre e il sistema bancario giapponese è messo persino peggio di quello europeo, scambiando tra ai livelli più bassi dall’inizio degli anni ’80”.