Tasse invisibili: 96% pagate senza atto consapevole. “Mistero” IVA

9 Maggio 2016, di Alberto Battaglia

Ben il 96% della tassazione italiana non viene prelevata con un atto consapevole del contribuente: solo il 4% delle imposte appartengono alla categoria del bollo auto o a quella del “vecchio” canone Rai. E’ quanto ha calcolato la Cgia simulando i pagamenti di una famiglia tipo, dotata di casa, due automobili, titoli finanziari. In linea con quanto stimato dall’Istat, per la quale la pressione fiscale in rapporto al PILnel 2014 era del 43,4%, il risultato è un’estrazione circa del 43% sui redditi.
Ma il punto fondamentale che traspare dalla ricerca è che la stragrande maggioranza dei pagamenti avviene senza il bisogno di alcuna azione da parte del contribuente, come quando si paga l’Iva in seguito all’acquisto di qualsiasi bene.

“Nel momento in cui si va in banca o alle poste per questi adempimenti”, afferma al Giornale, Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi Cgia, “psicologicamente percepiamo di più il peso economico di questi versamenti rispetto a quando subiamo il prelievo dell’Irpef o dei contributi previdenziali direttamente dalla busta paga. Quando si mette mano al portafogli si prende atto dell’entità del pagamento e di riflesso scatta una forma di avversione nei confronti del fisco. All’opposto, quando i tributi sono nascosti perché riscossi alla fonte, l’operazione è meno dolorosa”.

Tornando all’esempio dell’Iva, l’importo pagato non è chiaramente indicato sullo scontrino a differenza di quanto avviene in altri Paesi. Anche in questo caso meglio non vedere a quanto ammonta la quota dovuta allo Stato. Ma il capitolo più oneroso per il contribuente, pari circa al 60% dell’imposizione complessiva, riguarda i prelievi alla fonte sui redditi: al suo interno si trovano l’Irpef, i contributi previdenziali e le addizionali regionali e comunali.

L’esperienza delle nuove modalità di pagamento del canone Rai mostrano come sia meglio per tutti, si fa per dire, che i pagamenti risultino i più inconsapevoli e indolori possibili. Eppure tenendo d’occhio i dati complessivi non è difficile capire quanto sia “costosa” la tassazione italiana rispetto a quella di altri Paesi: la pressione fiscale italiana, infatti, risulta più gravosa di 4 punti rispetto a quella tedesca, di 6 rispetto a quella olandese, supera di 9 punti quella spagnola.

Fonte: il Giornale