Tango bond: e ora no a “schiaffo fiscale” sui risarcimenti

4 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – E ora tra le priorità nella gestione dei rimborsi ai detentori italiani dei tango bond, c’è quella di assicurarsi che i risparmiatori non siano colpiti da uno “schiaffo fiscale”. Lo ha detto chiaramente Nicola Stock, presidente della task force Argentina (Tfa), nel corso della conferenza stampa che ha seguito l’intesa preliminare.

Stock ha affermato che 50.000 risparmiatori italiani, dopo ben 14 anni di attesa, riceveranno quanto spetta loro entro l’estate, se tutto andrà bene dopo l’accordo tra la Tfa e il governo argentino:

“Se le cose vanno in modo positivo, i nostri rappresentati potranno andare in vacanza con i soldi”.

Allo stesso tempo una chiara richiesta è stata inoltrata al Tesoro italiano.

Ho chiesto un incontro a Padoan che oserei definire un buon amico e con cui ho avuto contatti molto frequenti quando era all’FMI, perchè voglio definire con lui gli aspetti fiscali. Non vorrei che dopo 14 anni di attesa queste persone, spesso anziane, dovessero ricevere anche uno schiaffo fiscale”. Continuando, Stock ha affermato: “Stiamo già lavorando per fare le comunicazioni su come proseguire con le formalità. Con Padoan speriamo in un colloquio in buona fede per trovare una soluzione positiva per questi investitori. Capita poi nel momento giusto dopo la vicenda dei salvataggi delle quattro banche“.

L’obiettivo è stabilire il regime di tassazione sui risarcimenti dei tango bond. Se i rimborsi verranno considerati come proventi di un accordo extra-giudiziale la fiscalità sarà più leggera, mentre le tasse potrebbero essere più pesanti se tali soldi venissero considerati alla stregua di cedole di titoli sovrani: in quest’ultimo caso verrebbe applicata anche l’aliquota Irpef.

Da segnalare che con l’accordo raggiunto si riconoscono 1,35 miliardi di dollari (150% del capitale), sui 14 miliardi in mano a investitori italiani al tempo del default (sugli 80 totali), di cui una buona parte ha accettato il compromesso della ristrutturazione del debito.

Il tassello che manca è il via libera del Parlamento argentino all’accordo siglato.

Stock ha precisato che l’esame “inizierà il primo marzo con l’apertura della sessione parlamentare dopo la pausa estiva. Il governo di Buenos Aires sta preparando le carte e ci è stato detto che ci vorranno 2-3 settimane per avere la ratifica dell’accordo. Anche noi intanto dobbiamo raccogliere i nostri consensi e dire alla Consob che si tratta di un regolamento extra-giudiziale, diversamente dagli hedge fund che a New York stanno facendo causa”.

Sul rischio che vengano apportate modifiche all’accordo, il numero uno della task force Argentina ha sottolineato:

“Siamo già arrivati a un compromesso perchè questi risparmiatori hanno aspettato 14 anni, sono pensionati e gli importi dell’investimento sono mediamente bassi, sui 25-30mila euro”.  In ogni caso “se il congresso argentino non dovesse ratificare l’accordo preliminare, oppure se lo modificasse nelle sue componenti essenziali, come ad esempio il pagamento in contanti, allora l’intesa decadrebbe in toto”.

Intanto, in attesa del via libera del Congresso argentino, Stock ha precisato che l’arbitrato internazionale all’Icsid tra la task-force Argentina (Tfa) e il governo di Buenos Aires è sospeso per quattro mesi.

“In attesa che il Congresso dia luce verde il procedimento Icsid viene sospeso per quattro mesi. Se però per fine marzo, come ci hanno detto, non dovesse arrivare il via libera parlamentare, il procedimento sarà ripreso subito”. Continuando: L’Argentina ha capito che dall’Icsid potrebbe arrivare una cosa non favorevole e che avrebbe un costo anche maggiore”.