Tajani contro la Nadef: Ue pronta alla battaglia sui conti pubblici

28 Settembre 2018, di Alberto Battaglia

Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani (Forza Italia), si è smarcato dall’alleato leghista dopo l’annunciato accordo sulla Nota di aggiornamento al Def (Nadef), che comprende un rapporto deficit/Pil al 2,4% – in crescita rispetto al 2,3% dell’anno scorso.

Aver dato il via libera ad un governo gialloverde è stato un gesto di responsabilità per il Paese. Fermarlo è un atto d’amore per l’Italia e per gli Italiani. Noi non molliamo”, ha dichiarato in un tweet l’ex nome di punta per la guida del centrodestra unito.

Tajani ha poi ribaltato la retorica governativa che ha definito quella in embrione come la Manovra del popolo: “È una manovra contro il popolo. Una finanziaria che impoverisce il Nord senza aiutare il Sud, con molto assistenzialismo e pochi investimenti per la crescita. Danneggia il risparmio, fa aumentare il costo del mutui e dei prestiti a famiglie e imprese”.

Il principio che si sarebbe imposto nella redazione della Nadef, è invece quello dell’aiuto alle fasce più deboli della popolazione. Questo grazie a misure come il “reddito di cittadinanza”, gli sgravi fiscali alle partite Iva e l’aumento delle pensioni minime a 780 euro mensili.

Italia, guerra aperta con l’Ue

La vera partita che si aprirà, però, è quella sulla compatibilità con le regole europee, a cominciare dal vincolo del deficit strutturale (il rapporto al netto dell’andamento congiunturale dell’economia) che deve essere contenuto allo 0,5% del Pil. Sul tema è intervenuto in mattinata il Commissario agli affari economici europei Pierre Moscovici:

Se gli italiani continueranno a indebitarsi che cosa succede? Succede che i tassi di interesse aumentano, il servizio del debito, cioè i rimborsi, diventa più oneroso, e tutti gli euro destinati al servizio del debito, gli italiani non si ingannino, è un euro in meno per le autostrade, un euro in meno per le scuole, un euro in meno per la giustizia sociale”.

In verità molto dipende dalle decisioni della stessa Commissione: se essa darà un segnale di chiusura alla manovra, minacciando procedure d’infrazione, il mercato vedrà concretizzati i rischi di un allontanamento dell’Italia dall’Ue e, in ultima analisi, dall’euro.

Nel caso in cui prevalesse la permissività, sarebbe lecito attendersi minori ripercussioni sullo spread, ma al prezzo di minare la credibilità delle istituzioni comunitarie. Nel mezzo, c’è un governo che decide di affrontare a viso aperto la Commissione, nella speranza che, a fronte della sua grande popolarità in patria, l’Ue concederà qualcosa in più a Roma.