Cina pagina 257
Sullo sfondo gli investitori guardano alla frenata del Pil cinese: comunque +7,5% nel secondo trimestre. I trader temevano peggio. Rumor spingono Azimut. Maglia nera Pop Milano. Spread sotto 300. GRAFICO.
L’FMI ha abbasssato le stime di crescita per la maggior parte dei Paesi sviluppati, S&P ha declassato l’Italia e la Fed rassicura le Borse. Mentre la Cina…
Il motore dell’economia mondiale si sta inceppando. Per noi occidentali, un tasso di crescita del 7,5% è una utopia. Ma per Pechino – e per il mondo – i numeri potrebbero peggiorare.
La Cina non è piĂą l’inarrestabile gigante che travolgeva tutto. La sfida ora è gestire una crescita piĂą armoniosa, altrimenti il Paese rischia il collasso.
Si pensa infatti che diverse case farmaceutiche straniere vendano a prezzi piĂą alti guadagnandoci sopra. Nuovi controlli sui prezzi dei medicinali venduti in Cina.
Con la pubblicazione ieri di parecchi dati dei PMI (Purchasing Managers Index), di Cina, USA, Europa e Giappone è ora piuttosto chiaro in quale condizioni sia la ripresa dell’economia globale. Vediamo di tirare qualche somma.
AttivitĂ manifatturiera in crisi: le fabbriche cinesi hanno praticamente smesso di crescere, la domanda interna non accenna a migliorare. Grafico: balzo tassi interbancari, come prima del crac Lehman Brothers.
Prosegue positiva la seduta per la Borsa americana. Si allontana la paura di una stretta vicina della Fed. Gli investitori guardano alla seduta di domani, che chiuderĂ il mese e il secondo trimestre.
Chiusura col segno piĂą per la Borsa Usa, confortata dalla raffica di dati macro positivi: fiducia dei consumatori e vendita di nuove case ai massimi da 5 anni. Guidano i rialzi telco e finanziari.
Secondo S&P va tutto bene, nessun fallimento bancario in vista. Per l’investitore Mark Mobius i problemi sono gravi quanto quelli della crisi finanziaria scoppiata in Usa: VIDEO