Suez, l’impatto del blocco causato dalla Ever Given sull’economia

27 Marzo 2021, di Massimiliano Volpe

Questa mattina l’Authority del Canale di Suez ha annunciato la fine delle operazioni di dragaggio e l’inizio delle manovre di rimorchio del portacontainer Ever Given incagliata nella barriera corallina del canale che da martedì blocca il collegamento marittimo tra l’Asia e l’Europa.
L’Authority ha però fatto sapere che si tratta di una procedura complessa che prevede vari tentativi, che potrebbero anche andare a vuoto.
Nelle ultime ore le draghe hanno ripulito la sabbia e il fango intorno alla gigantesca imbarcazione lunga 400 metri e di proprietà dell’armatore giapponese Shoei Kisen, mentre diversi rimorchiatori stanno tentando di spostare ulteriormente la nave, già adagiata lungo una sponda del Canale. A complicare le operazioni, la tempesta di sabbia che si è abbattuta nella regione.

Suez, i costi del blocco

l prolungamento del blocco rischia di avere ripercussioni notevoli sull’economia mondiale, già provata da un anno di pandemia. Secondo un’analisi del Centro Sudi di Intesa Sanpaolo, dal Canale di Suez passa infatti circa il 12% del commercio mondiale e circa il 7% del commercio mondiale di petrolio, il cui prezzo è già salito oltre i 60 dollari al barile per le preoccupazioni sulle possibili mancate forniture.

Secondo i dati di Lloyd’s List Intelligence, un servizio specializzato di informazioni dedicato alla comunità marittima globale, nel canale, in un giorno tipo, transitano oltre 50 grandi navi (tra porta container, petroliere e portarinfuse) e 1,9 milioni di barili di greggio.
In termini di perdite, il blocco del canale costerebbe circa 400 milioni di dollari l’ora (9,6 miliardi al giorno). Quindi finora l’impatto sull’economia mondiale si può stimare in oltre 40 miliardi di dollari.
In prticolare, a seguito dei mancati approvigionamenti, il blocco di Suez può mettere in difficoltà le filiere dell’auto, dei telefonini e della plastica.

Per il solo Egitto il blocco del canale potrebbe portare ad una perdita di circa 100 milioni di dollari di mancati pedaggi secondo quanto indicato dall’Autority che gestisce Suez. Lo scorso anno i ricavi derivanti dal pagamento dei diritti di navigazione nel Canale sono stati pari a 5,61 miliardi di dollari, con un numero totale di transiti di 18.829 navi.
Per l’Italia i contraccolpi del blocco sono notevole. Secondo gli esperti di Intesa Sanpaolo per Suez passa il 40,1% del commercio marittimo complessivo del nostro Paese, pari a 82,8 miliardi di euro.

Le alternative al Canale

Al momento sono 280 le navi che sostano nel golfo in attesa che la Ever Given venga disincagliata.
Un’alternativa per proseguire la rotta ed arrivare nei porti europei è rappresentata dal periplo dell’Africa. Per evitare Suez bisogna infatti circumnavigare l’Africa, con il passaggio del Capo di Buona Speranza. Si tratta un’opzione decisamente più costosa e che allunga i tempi di navigazione dall’Asia di almeno 7 giorni, il doppio nel caso delle petroliere.
Bisogna considerare che un ulteriore rischio conseguente all’incidente è che poi si possa creare una congestione nei porti europei.