Storia parlamentare: voto segreto, una pagliacciata tutta italiana

8 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

Quello che stiamo assistendo in queste ore a proposito del voto in Aula nel Parlamento della Repubblica sulla nuova Legge elettorale, mi sembra molto simile alla sceneggiata napoletana dell’epoca borbonica del “FACITE AMMUINA”.

E meno male, mi viene da dire che c’era l’accordo delle quattro maggiori forze politiche dell’arco parlamentare come Partito democratico, Forza Italia, Lega Nord e Movimento pentastellato corrispondente all’80% delle forze in campo.

Mi chiedo: se non c’era l’accordo cos’altro sarebbe potuto succedere!

Ecco, questa è la dimostrazione plastica che in Italia non deve funzionare niente, è vietato fare accordi per una politica che decide, assume iniziative. Niente, quando sembra che stia facendo un “passo avanti, ne facciamo due indietro”: vergogna vergognosa!.

Qui da noi è tutto difficile, complicato fino all’inverosimile.

La pazzia è insita nell’Istituzione ai massimi livelli. Prendiamo per esempio la “regola del voto segreto”, dove ogni Parlamentare in ossequio all’articolo 67 della Costituzione non deve dare conto a nessuno e meno che mai al Partito di appartenenza che, a maggioranza, ha deciso una “linea politica”.

In modo pavido se non conigliesco decide da solo, non ascolta nessuno e vota contro,  non pensa alla palude in cui ci troviamo, ad un Paese da governare e una montagna di problemi da risolvere: un dettaglio!

Insomma la storia del 5%, la sola in grado di togliere la poltrona a tanti statisti del terzo millennio – sterpaglie & cespugli compresi – rappresenta per me la più grande rivoluzione in settant’anni di Repubblica parlamentare. Il percorso è tortuoso e accidentato e le difficoltà erano nell’aria, molti stanno brindando a questo tentativo di innalzamento momentaneamente fallito.

Ora, se posso comprendere l’esercizio di un voto segreto per fatti etici e di coscienza, faccio onestamente molta fatica a comprendere un “voto segreto” nella fattispecie che qui ci occupa: votare le regole.

Ecco, siamo alla sceneggiata napoletana del “Facite ammuina” di cui una volta potevamo solo ridere.

In questo caso invece, c’è solo da piangere: povera Italia!