Spesa pubblica: in 15 anni +69% a 727 miliardi

24 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Dal 1997 ad oggi la spesa pubblica, al netto degli interessi sul debito, è aumentata del 68,7%. Lo segnala la Cgia, Associazione Artigiani Piccole Imprese Mestre. In termini assoluti è cresciuta di quasi 296 miliardi: alla fine di quest’anno le uscite ammonteranno così a 726,6 miliardi. Poiche’ il Pil dell’Italia alla fine del 2012 era di 2013,263 miliardi di dollari (dati Ocse) pari a 1565,916 miliardi di euro (dalla relazione del governo al Parlamento del 31 marzo 2013), la spesa pubblica occupa il 48,1% del prodotto interno lordo, un peso enorme per un paese che vuole crescere. Il debito pubblico corrisponde al 130% del pil e ha toccato (giugno 2013) quota 2.075,71 miliardi di euro, per finanziare il quale lo stato ha pagato nel 2012 interessi pari a 86,7 miliardi. Per cui la spesa pubblica totale ammonta a 813,3 miliardi, ovvero il 52% del pil.

Secondo il ministero del Tesoro la vita media residua del debito pubblico italiano era di 6.4 anni. Nel solo 2012 il Mef ha emesso e assegnato titoli di Stato per un totale di 471.904 miliardi di euro, su cui deve pagare un rendimento medio del 3,11%, pari 14,67 miliardi.

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Per contro, le entrate fiscali che comprendono solo tasse, imposte, tributi e contributi pagati dagli italiani sono cresciute negli ultimi 15 anni del 52,7%. A fronte di un aumento di 240,8 miliardi, il gettito complessivo nel 2013 ammonterà a 698,26 miliardi.

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Dal 1997 ad oggi, segnala l’Ufficio studi della Cgia, la spesa pubblica, al netto degli interessi sul debito, è aumentata del 68,7%. In termini assoluti è cresciuta di quasi 296 miliardi: alla fine di quest’anno le uscite, sempre al netto degli interessi, ammonteranno così a 726,6 miliardi. Per contro, le entrate fiscali che comprendono solo tasse, imposte, tributi e contributi pagati dagli italiani sono cresciute del 52,7%. A fronte di un aumento di 240,8 mld, il gettito complessivo nel 2013 ammonterà a 698,26 miliardi.

Nel periodo considerato l’incremento è stato del 58,8% . Ma se analizziamo il trend delle tasse locali ci accorgiamo che sono praticamente “esplose”: +204,3% (pari, in termini assoluti, a +74,4 miliardi di euro), con un gettito che nel 2013 sfiorerà i 111 miliardi. Quelle centrali, invece, sono incrementate ”solo” del 38,8% (pari a +102,6 miliardi in valore assoluto), anche se nel 2013 le entrate di competenza dello Stato ammonteranno a ben 367 miliardi di euro.

Tutti gli importi sottolinea la Cgia, sono a prezzi correnti (ovvero, includono anche l’inflazione). In linea generale lo studio afferma che lo scenario emerso da questa analisi vede che la spesa pubblica, al netto degli interessi, ha viaggiato ad una velocità superiore a quella registrata dalle entrate fiscali, anche se a livello locale la tassazione ha subito una vera e propria impennata. Ciò ha contribuito ad aumentare il carico fiscale generale, portandolo a toccare un livello mai raggiunto in passato; in aggiunta, alla luce di una spesa pubblica complessiva che in questi anni è sempre stata superiore al totale delle entrate finali, la dimensione del nostro debito pubblico è continuata a crescere in maniera allarmante. L’anno di partenza di questa rilevazione, fa notare Cgia, coincide con l’approvazione della prima legge Bassanini che diede avvio al federalismo amministrativo e alla semplificazione burocratica.

”Appare evidente – dice il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – che qualcosa non ha funzionato. Se i rapporti tra i cittadini e la Pubblica amministrazione sono oggettivamente migliorati, in materia di federalismo le leggi Bassanini e le riforme che sono state realizzate successivamente non hanno partorito i risultati che tutti ci aspettavamo. Ricordo che in Europa i Paesi federali – come la Germania, la Spagna, il Belgio o l’Austria – presentano un costo complessivo della macchina pubblica pari alla metà di quello registrato dai Paesi unitari. In Italia, invece, in questi ultimi 15 anni abbiamo assistito solo ad un processo di decentramento di una parte della spesa e delle entrate, con il risultato che sia l’una sia l’altra sono aumentate a dismisura”. (ANSA)