Società

Speculazione: la Consob nel panico vara misure anti-short

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ROMA – Consob ha approvato oggi un nuovo regime di trasparenza in materia di vendite allo scoperto. A partire da domani gli investitori che detengano posizioni ribassiste rilevanti sui titoli azionari negoziati sui mercati regolamentati italiani sono tenuti a darne comunicazione alla Consob. Con ciò la normativa italiana viene allineata a quella in vigore nei principali Paesi europei, Germania in primis.

Il provvedimento rafforza i poteri di vigilanza della Consob nell’attuale fase di mercato, caratterizzata da un elevato livello di volatilità nell’andamento delle quotazioni. In particolare, dovranno essere rese note alla Consob le posizioni nette corte relative ai titoli azionari delle società quotate in Italia, quando superino determinate soglie quantitative.

Il primo obbligo di comunicazione scatta al raggiungimento di una posizione netta corta uguale o superiore allo 0,2% del capitale dell’emittente. Successivamente l’obbligo si attiva per ogni variazione pari o superiore allo 0,1% del capitale. Il provvedimento ha efficacia da domani e resterà in vigore fino al 9 settembre 2011. Il testo della delibera (numero 17862) è disponibile sul sito Consob www.consob.it.

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La Consob, secondo quanto si apprende da ambienti vicini alla Commissione, si riunirà in serata per fare il punto della situazione alla vigilia della riapertura dei mercati e dopo il venerdì nero. Non è escluso, viene spiegato dalle stesse fonti, un provvedimento restrittivo sulle vendite allo scoperto in base a quanto già in vigore in altri paesi europei.

In alcuni paesi europei le vendite allo scoperto sono lecite ma per alcuni volumi significativi, ovvero che superano alcune soglie, gli operatori devono informare le autorità di vigilanza. La Consob già in passato era intervenuta sulle vendite allo scoperto dopo il panico sui mercati generato dal crac Lehaman Brothers.

Dopo Sec e Fsa, infatti, anche la Commissione italiana di vigilanza sui mercati avviò nell’autunno 2008 un deciso giro di vite sulle vendite allo scoperto deliberando, in quell’occasione, che la vendita di azioni di banche e imprese di assicurazioni quotate nei mercati regolamentati italiani e qui negoziate “dovesse essere assistita dalla disponibilità dei titoli da parte dell’ordinante al momento dell’ordine e fino alla data di regolamento dell’operazione”. In questo modo di fatto veniva impedita la pratica di vendita allo scoperto su quei particolari settori oggetto di attacco speculativo, che consiste appunto nella cessione di titoli che non sono materialmente in possesso del venditore.

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(TMNews) – Non è stata convocata per discutere degli attacchi speculativi all’Italia la riunione VEDI SOTTO che si terrà domani mattina a Bruxelles prima dell’Eurogruppo: lo precisa Dirk De Backer, il portavoce del presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, che ha convocato la riunione. Secondo De Backr si tratta della “normale riunione di coordinamento settimanale fra Van Rompuy e il presidente della Commissione europea Barros, che per l’occasione è stata allargata al presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, al presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, e al commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn”.

Il portavoce ha aggiunto che sarà presente anche Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro italiano, ma nella sua veste di presidente del Comitato economico e finanziario. La riunione dovrebbe trattare i “temi di attualità economica” per l’Unione. Questa mattina si era diffusa la voce che fra i temi sul tavolo ci fosse la crisi del debito nella zona dell’euro, il secondo pacchetto di aiuti alla Grecia, ma anche gli attacchi speculativi all’Italia. Sempre domani, ma nel pomeriggio è previsto l’Eurogruppo, che riunisce i ministri delle Finanze della zona euro, incentrato sul secondo piano di aiuti ad Atene, oltre 100 miliardi di euro, cui dovrebbero partecipare anche i creditori privati (banche, compagnie di assicurazioni, fondi di investimento).

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STRASBURGO – (ANSA) Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha convocato una riunione di emergenza per domani mattina per discutere della crisi del debito nell’Eurozona 1 e degli attacchi speculativi all’Italia. Lo riferiscono fonti comunitarie.

Al vertice prenderanno parte il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet e quello dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker.

All’esame della Ue, in particolare, la situazione della Grecia 2e del Portogallo 3e, soprattutto, la crisi vissuta venerdì 4 scorso dalla Borsa italiana con una forte tendenza speculativa che ha portato Piazza Affari a chiudere in fortissimo ribasso, maglia nera dell’Europa. Al centro del summit, oltre agli attacchi speculativi contro l’Italia, sarà la discussione circa il secondo pacchetto di aiuti alla Grecia. All’incontro, proseguono le fonti, è stato invitato anche il commissario europeo agli Affari economici e monetari Olli Rehn.

“L’Europa ha bisogno di crescita per risolvere il problema del debito, che è già arrivato all’89% del Pil”. Lo ha dichiarato il consigliere speciale alla direzione del Fondo monetario internazionale, Zhu Min, intervenendo ai ‘rencontres economiques’ di Aix en Provence. “C’è bisogno di una strategia di crescita”, ha sottolineato, invitando in particolare l’Unione europea ad impegnarsi per l’effettiva unificazione del mercato e a favorire l’apertura del settore finanziario ai flussi di capitale da investitori extraeuropei.

“Serve un approccio basato sul mercato per il ‘capital raising’ “, ha spiegato, mentre in Europa “c’è ancora del protezionismo, protezionismo sulle partecipazioni azionarie, e presenza degli Stati nel capitale delle aziende”. Eliminare queste barriere, ha aggiunto, è un elemento chiave per “la stabilizzazione del settore finanziario” europeo.

(ANSA) – AIX EN PROVENCE (FRANCIA), 10 LUG – ”La grande scoperta degli ultimi 3 o 4 anni e’ la fragilita’ strutturale dell’economia mondiale integrata che abbiamo creato”, quindi ”il rafforzamento della resistenza e’ centrale”. Lo ha dichiarato il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, intervenendo ai ‘rencontres economiques di Aix en Provence. ”Il settore finanziario e la sua fragilita’ sono uno dei nostri problemi, abbiamo ancora molte cose da fare sulla regolamentazione”, ha aggiunto, dalle istituzioni sistemiche all’azione sulla pro-ciclicita’ di ”numerosi attori del settore finanziario, alla gestione del rischio sistemico.

”Tutto questo e’ un lavoro importante, e siamo costretti al successo, perche’ non potremmo affrontare per una seconda volta a un problema della stessa natura, con il crollo dell’economia mondiale”. Secondo Trichet: ”I Paesi europei che sono in difficolta’ oggi sono quelli che si sono comportati male e che non sono stati bene sorvegliati in termini di patto di stabilita’ e crescita”. Trichet si e’ anche augurato che l’Ue diventi ”una confederazione in cui avremo un ministro confederale delle finanze”.

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Borsa, bloccare le vendite allo scoperto. Stabilità e fiducia contro l’attacco speculativo

UN SEGNALE AL MERCATO di Massimo Mucchetti

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Nei giorni scorsi a New York il leader di un hedge fund della West Coast ha avuto un dialogo con un banchiere milanese, che ne riferisce così. Chiede il nostro: «Di quale malattia soffrono Unicredit e Intesa Sanpaolo?». Risponde il finanziere: «Guadagnano meno delle altre banche europee, ma non sono poi tanto peggio». «Basilea 3 ci penalizza un po’ a vantaggio delle banche d’investimento, ma non siamo noi a esser pieni di obbligazioni greche», puntualizza il milanese. «Infatti», concede l’altro. «Ma allora perché vendete i titoli delle banche italiane allo scoperto e a piene mani?». Sentenzia l’uomo dell’ hedge : «Il vostro governo promette il pareggio del bilancio pubblico nel 2014, ma ci crediamo poco, perché è troppo diviso, litigioso, in preda agli scandali; e poi solo in Italia è possibile il nacked short selling (vendere allo scoperto titoli che non si possiedono né si sono presi a prestito, ndr ) senza rivelare a nessuno le proprie posizioni. Siete i più liberisti del mondo!».

Ridendo, il finanziere mostra all’interlocutore il BlackBerry con le notizie sui tonfi di Unicredit e Intesa Sanpaolo. Sono l’antipasto di una possibile abbuffata sui titoli di Stato e, chissà, un domani addirittura sull’euro. Che gli americani, in verità, hanno sempre ritenuto una costruzione artificiale, e dunque attaccabile con profitto monetario e pure politico, in tempi di dollaro traballante.

Ora l’attacco è in corso, sostenuto da voci incontrollabili sugli stress test , che verranno resi noti il 13 luglio, e con ordini di vendita molto più forti del solito. Nelle ultime cinque sedute di Borsa Unicredit ha perso quasi il 20% e Intesa il 13,5% contro una flessione dell’indice bancario europeo del 5%. Venerdì sono entrati in tensione i titoli di Stato. Che cosa vogliamo fare oltre ad ascoltare la parole rassicuranti di Mario Draghi sulle banche italiane?

Nessuno nega che la speculazione avrebbe assai meno spazio se il governo Berlusconi fosse forte, coeso, lontano da qualsiasi scandalo e lungimirante e se l’economia reale, cui è legato il sistema bancario, crescesse di più. Ed è vero che i malanni del Paese esigono rimedi strutturali, grandi riforme, recupero di legalità. Ma tutto questo richiede un tempo che ci verrebbe negato se la speculazione riuscisse a mettere in ginocchio adesso il sistema bancario e i conti pubblici. E allora, prima che i mercati riaprano le contrattazioni, e cioè oggi, servono una mossa politica e una normativa.

Sul piano politico, i leader di tutti i partiti – della maggioranza e dell’opposizione – dichiarino che il pareggio del bilancio pubblico per il 2014 è un obiettivo condiviso e che la manovra, magari corretta nella discussione parlamentare, terrà fermi i suoi saldi. Pier Luigi Bersani e Pierferdinando Casini hanno già impegnato Pd e Udc su questa linea. Lo stesso senso di responsabilità nazionale il Paese se lo aspetta da Umberto Bossi, Nichi Vendola e Antonio Di Pietro. E il Pdl non disfi di notte la tela della manovra tessuta di giorno. Mai come nelle prossime ore il meglio, che ciascuno legittimamente interpreta a modo suo, potrebbe diventare nemico del bene comune. Che consiste nel togliere di mezzo l’argomento del Paese diviso e impotente. La resistenza alla speculazione avrà tante più chance quanto più Roma non imiterà Atene, dove l’opposizione conservatrice, peraltro responsabile principale del disastro greco, osteggia le misure del governo socialista sperando che la reazione popolare ai tagli su salari, pensioni e assistenza provochi nuove elezioni e la rimetta in sella.

Sul piano normativo, va contrastato il nacked short selling che libera lo speculatore dai costi e dai limiti quantitativi di chi deve acquistare o farsi prestare i titoli. Questo genere di speculazione predilige azioni e obbligazioni a larga circolazione, tra le quali figurano certo le azioni bancarie, ma ancor più i titoli di Stato. È proibita in Francia e in Germania, non lo è nel Regno Unito e in Spagna. Ma ovunque si deve dare notizia di queste vendite speculative in tempo reale. In Spagna e Regno Unito le posizioni corte, al netto di quelle detenute più a lungo termine, vanno comunicate alle autorità di Borsa quando superino lo 0,25% della capitalizzazione di un titolo; in Germania e in Francia vanno comunicate alle autorità e, quando superino lo 0,5%, anche al mercato. Il Belpaese non impone nulla di nulla.

Prima che piazza Affari riprenda, la Consob può imporre con atto amministrativo l’obbligo d’informativa che darebbe al mercato il destro per valutare le necessità di ricopertura degli speculatori e arginare poi i ribassi e alla stessa Consob il varco per togliere alla speculazione il vantaggio dell’oscurità. Poi il governo si risolva a copiare Francia e Germania.

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