Spac, che cosa sono e come funzionano a Wall Street

18 Maggio 2021, di Redazione Wall Street Italia

Spac, che cosa sono e come funzionano a Wall Street

di Vincent Mortier (Amundi)

Le SPAC (Special Purpose Acquisition Company) sono società create e quotate in Borsa allo scopo di acquisire successivamente società operative esistenti con un grande potenziale di crescita.
Le SPAC sono state ideate come società veicolo che consentono facilmente di arrivare alla quotazione in Borsa e di evitare al tempo stesso le lungaggini e a volta le difficoltà del tradizionale processo di quotazione.
Le SPAC esistono da tempo, ma solo negli ultimi due anni hanno acquisito grande notorietà. L’abbondante liquidità e il ritorno a un contesto favorevole al rischio dopo aver superato la fase peggiore della crisi causata dal COVID-19, hanno contribuito alla crescita del mercato e a un clima di euforia che ha giovato alle SPAC.

Spac, numeri record a Wall Street

Il 2020 è stato un anno record, ma il primo trimestre del 2021 è andato ancora meglio, con quasi 300 SPAC che tramite IPO (Offerta pubblica iniziale) hanno raccolto quasi 100 miliardi di dollari, una cifra superiore a quella raccolta in tutto il 2020, che rappresenta ora oltre i due terzi del valore totale delle IPO sul mercato statunitense.
Il fenomeno delle SPAC, grazie al clima di grande euforia dei mercati e di crescita spettacolare, ha attirato numerosi investitori. Alcuni promotori hanno coinvolto nei deal anche delle celebrità, e la presenza di queste ultime ha ulteriormente stuzzicato l’appetito degli investitori retail, che non sempre però sono in grado di capire la struttura, i costi e i rischi associati alle SPAC.

Di recente, le SPAC sono salite agli onori delle cronache perché la loro straordinaria crescita è finita sotto la lente del regolatore. Il fatto che l’annuncio di alcune fusioni SPAC non abbia sortito l’effetto sperato ha messo una certa pressione sulla loro performance, con l’IPO SPAC index in territorio ribassista (con perdite superiori al 20% rispetto ai massimi) nonostante una performance positiva del mercato complessivo da inizio dell’anno a oggi.

Il fenomeno delle SPAC sta ora raggiungendo un punto critico. La ridefinizione della performance di mercato arriva in un momento in cui sono finite sotto la lente della Securities and Exchange Commission (SEC), che ha già iniziato a mettere in guardia gli investitori e che si sta dimostrando critica nei confronti di alcune prassi utilizzate dalle SPAC. L’intervento della SEC sta ulteriormente congelando le nuove IPO e offre l’occasione all’intero settore delle SPAC di valutare come procedere in futuro.

Finora le SPAC hanno portato bene ci soprattutto ai finanziatori e agli investitori con un orizzonte a breve termine (arbitraggisti), così come alle investment bank che realizzano dei guadagni grazie alle commissioni durante l’IPO e la fusione. L’eccessiva euforia del mercato ha infatti spinto al rialzo i prezzi nella fase pre-fusione, mentre le performance post-fusione sono state più deludenti, penalizzando chi investe sul lungo termine.

Il momento della selezione

Il trend osservato nel primo trimestre 2021 ci induce a pensare che parte dell’euforia sia stata smaltita e che gli investitori stiano diventando più prudenti e selettivi, con divergenze che si fanno più marcate. Le SPAC che hanno realizzato performance eccessive prima della fusione, trascinate al rialzo dai rumour, stanno subendo delle correzioni, mentre le SPAC che hanno completato le fusioni di maggior successo stanno ora registrando performance positive.

Secondo noi di Amundi questa tendenza si rafforzerà ulteriormente nei prossimi mesi visto che al momento sono più di 400 le SPAC alla ricerca di società target con cui fondersi. Gli investitori cominciano a innervosirsi perché, visto l’aumento dei rendimenti, le alternative sul mercato obbligazionario diventano più appetibili rispetto all’opzione di parcheggiare dei soldi in un questi veicoli e aspettare che venga trovata una società target idonea.
Crediamo che al momento ci si debba muovere con estrema cautela, e tale consiglio è rivolto soprattutto agli investitori retail, perché il mercato è in una fase di maturazione. Il messaggio che rivolgiamo invece a chi intende investire a lungo termine è che, pur riconoscendo alcuni dei pregi delle SPAC che consentono di debuttare sul mercato con maggior facilità e permettono a un numero più alto di società di quotarsi, riteniamo che la loro attuale struttura sia più consona a realizzare operazioni speculative di breve periodo e meno idonea agli investitori fondamentali interessati soprattutto al modello di business, alle prospettive di crescita e al profilo ESG (Environmental, Social and Governance).

Crediamo che al termine di questo processo di transizione le SPAC saranno più specializzate e forniranno una maggiore visibilità sui settori delle aziende target, nonché un’informativa finanziaria migliore.