Sostenibilità: alla sua base c’è la frugalità nei comportamenti

28 Maggio 2021, di Redazione Wall Street Italia

L’articolo fa parte di un lungo dossier sulla sostenibilità pubblicato sul numero di maggio del magazine Wall Street Italia.

di Paolo Legrenzi

A metà aprile 2021 la società britannica BP (British Petroleum), con base a Londra, ha annunciato di avere venduto tutte le sue attività collegate all’estrazione del petrolio in Alaska. Non è stata una decisione improvvisa.
All’inizio del 2020 aveva deliberato la sua progressiva trasformazione. Era stato deciso dai vertici di bloccare le attività di esplorazione in nuovi paesi e siti in modo da ridurre le emissioni inquinanti di anidride carbonica nell’atmosfera incrementando, in parallelo, la produzione di energia basata su fonti rinnovabili.

Nell’immediato questa decisione ha significato una riduzione del 50% del dividendo distribuito dalla società, su cui facevano affidamento molti fondi pensione britannici. Il titolo però non ne ha risentito perché i grandi investitori hanno approvato il programma a lungo termine.
Queste scelte mostrano quanto sia profonda la mutazione, deliberata e progressiva, del settore dell’energia. Solo una dozzina di anni fa Exxon era la regina dei mercati mentre oggi Microsoft vale circa dieci volte e Johnson & Johnson più del doppio. Più simbolico ancora è il rapporto tra i valori in Borsa del costruttore di vetture elettriche statunitense Tesla e quelli di Exxon, la società che fornisce la benzina alle vetture: la prima vale molto di più della seconda.
In realtà la programmazione indotta dalla presa di consapevolezza del cambiamento climatico risale ancora più indietro nel tempo, quando BP decise di produrre pannelli solari ed energia pulita.

Una forte spinta in questo senso è stata data anche dal disastro ambientale del 2010 nel Golfo del Messico. Allora l’esplosione di un pozzo della BP ha inquinato il Golfo e ha costretto la compagnia a ripagare il danno considerevole nel corso del decennio passato. La BP sa già oggi che nel 2030 sarà diventata una società radicalmente differente da quella nata nel 1908 quando venne scoperto il petrolio in Iran. Come ho argomentato in un lungo articolo pubblicato dal Sole24Ore il 22 settembre 2019, Un Pianeta senza umanità, sono gli uomini ad aver bisogno della Terra e non viceversa. Partivo allora da un bel libro di fotografie di Frans Lenting che mostra i luoghi più incantevoli e incontaminati della Terra per dimostrare questa asimmetria: il Pianeta andrebbe avanti benissimo anche senza gli uomini.
Ma non il contrario. Ovvio, ma non sempre ricordato a sufficienza.

Sostenibilità: scelte razionali e scelte obbligate

Nel suo piccolo, ho assistito a un micro-processo opposto a quello della BP nel centro storico di Venezia, dove sono nato e attualmente risiedo. Negli ultimi trent’anni il centro storico ha conosciuto un turismo invadente, aggressivo e non programmato. Questo stato di cose ha avvicinato la città a quello che potemmo definire un grande albergo diffuso (gli appartamenti sono diventati bed and breakfast da affittare ai turisti, i negozi hanno subito una mutazione epocale per soddisfare la domanda turistica).
Poi è arrivata la pandemia e i turisti improvvisamente non sono più arrivati. Chiusi gli alberghi, chiusi i bar, chiusi molti negozi. Vi assicuro che è stato un evento impressionante e traumatico per chi risiede a Venezia anche se non vive di turismo.

Gli stessi “residenti temporanei” ricchi, quelli che tenevano una casa a Venezia per venirci per qualche mese all’anno, si sono fermati nelle loro città di origine, bloccati nelle loro abitazioni principali in attesa che la pandemia passasse.
La pandemia per Venezia (e altrove) è stato un evento in-aspettato, im-prevedibile, in-controllato, dai futuri esiti in-certi (di queste “in” e “im” parlo a lungo nel libro che Leopoldo Gasbarro e io stiamo per pubblicare con Sperling & Kupfer, in uscita i primi di maggio).Confrontiamo ora questo processo di trasformazione violenta avvenuto a Venezia con quello avviato con razionalità dalla BP.
In sintesi possiamo dire che BP ha fatto una scelta di frugalità mentre il centro storico di Venezia ha subito una imposizione di povertà. Talvolta si sente dire che una persona povera conduce una vita frugale. Questo è un errore tragico basato su una confusione concettuale. La frugalità non ha nulla a che fare con la povertà perché è una scelta.
Una scelta razionale, deliberata, che agisce sui tempi lunghi. La frugalità si nutre dei processi di controllo e di programmazione. Alla base c’è la capacità cioè di andare oltre il momento presente per costruire un presente esteso nel futuro.

In un bel libro appena uscito di Antonio Rizzo, Ergonomia cognitiva (editore il Mulino) si mostra che la stessa progettazione delle macchine e dell’artificiale deve essere concepita in termini frugali per essere più efficiente e efficace. Frugalità e “presente esteso” sono i due pilastri della sostenibilità. Secondo la definizione dell’enciclopedia Treccani, la sostenibilità, nelle scienze ambientali ed economiche, è “la condizione di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”. Abbiamo così molte forme di sostenibilità – sociale, economica, ambientale, e così via.

Nel loro complesso, tutte queste varianti sono generate dal prendere in considerazione il tempo futuro concepito in modo da non danneggiare le prossime generazioni sottraendo loro risorse nel presente. Anche l’uscita dalla pandemia alimentata da un aumento considerevole del debito (sia pubblico che privato) va vista in questa ottica.

La nostra unica salvezza è considerare le nostre azioni presenti alla luce delle conseguenze che avranno in un futuro molto lontano. Il nostro pensiero e le nostre preoccupazioni devono fondarsi su un presente che è sempre, e dovrà sempre essere, più esteso nel futuro.  Questa è la sfida odierna a cui ho dedicato il mio ultimo libro Oltre il presente esteso, in uscita da Guerini Next in maggio. Il libro parte dalla nozione di “tempo esteso” per approfondire il tema degli investimenti dei nostri risparmi dopo la pandemia.