Soros: “azionario? Nessuna ripresa. Puntate invece su questi asset”

22 Gennaio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Le vendite che hanno investito l’azionario globale dall’inizio dell’anno sono destinate a continuare. Ne è convinto George Soros, che attribuisce la ragione del suo pessimismo ancora una volta alla Cina. A suo avviso l’economia cinese è destinata a un “hard landing” (atterraggio duro), e il suo tracollo peggiorerà le pressioni deflazionistiche già presenti a livello globale. Motivo per cui, ritiene Soros, l’azionario globale continuerà a soffrire, mentre a salire saranno a suo avviso i Treasuries Usa.

Parlando da Davos, dove è in corso il World Economic Forum, nel corso di una intervista rilasciata a Francine Lacqua di Bloomberg Television, Soros ha sentenziato:

“Un hard landing è praticamente inevitabile. E non lo sto prevedendo. Lo sto osservando”.

L’investitore, che ha costruito una fortuna da $24 miliardi vincendo le scommesse sui mercati, ha riferito che sta puntando contro l’indice Standard & Poor’s 500, contro le economie dei paesi produttori di materie prime e contro le valute asiatiche, mentre tra acquistando per l’appunto i titoli di Stato Usa.

Le sue stime parlando di un rallentamento dell’economia cinese che avrà un effetto contagio sul resto del mondo, anche se le autorità della Cina hanno le risorse per gestire la crisi interna.

Il noto gestore di hedge fund non è certo l’unico a essere ribassista sull’azionario. Tra i nomi altisonanti, si mettono in evidenza quelli di Jeffrey Gundlach di DoubleLine Capital e di Scott Minerd di Guggenheim Partners, che hanno anch’essi avvertito su ulteriori ribassi degli asset più rischiosi, dopo un sell off che dallo scorso giugno ha mandato in fumo $16.000 miliardi sull’azionario globale, facendo precipitare le materie prime ai minimi in più di due decenni.

Soros non ha precisato la sua definizione di hard landing per la Cina, ma ha detto chiaramente che il PIL sta crescendo attualmente al tasso annuo del 3,5%, contro il +6,8% riportato dalle autorità di recente e relativo al quarto trimestre del 2015. A suo avviso, il peso insostenibile del debito del paese e la fuga di capitali sono entrambi segnali di un hard landing.

A tal proposito, Bloomberg Intelligence stima che i flussi di capitali in uscita dalla Cina, negli 11 mesi fino allo scorso novembre, siano stati di $843 miliardi.

Il verdetto di George Soros è chiaro: sebbene sia possibile un rally di breve termine, i mercati (azionari) non hanno ancora toccato “il classico fondo”. Ed è di fatto troppo presto per tornare ad acquistare.

Il Trend dei relativi indici (Immagine: Bloomberg)