Soros: “Contagio Cina mi ricorda crisi del 2008”

7 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Il pericolo di contagio scatenato dalla crisi valutaria cinese ricorda da vicino quello della crisi dei mutui subprime del 2008. A pensarlo è il guru degli investimenti George Soros, noto speculatore nei mercati valutari, che con le mosse del suo fondo Quantum ormai più di 23 anni fa ha contribuito a portare la lira e l’economia italiana sull’orlo del precipizio.

Gli investitori devono stare molto attenti, i mercati mondiali stanno attraversando un momento di crisi pericoloso, ha avvertito il miliardario investitore durante un forum economico in Sri Lanka.

Dopo anni di grandi incrementi del Pil, la Cina non riesce a trovare un nuovo modello di crescita sostenibile e le sue svalutazioni massicce dello yuan stanno contagiando il resto del mondo, ha sottolineato Soros dalla capitale dello Sri Lanka, Colombo.

Un rialzo del costo del denaro negli Stati Uniti con il conseguente rafforzamento del dollaro e stretta creditizia metterà da quest’anno la parola fine all’era dei tassi zero. Questo, seccondo Soros e non solo lui, rappresenta una sfida insormontabile per le economie in via di Sviluppo. Il rischio è che si scateni una crisi globale come quella di otto anni fa.

La Cina ha un grave problema, non riesce ad adattarsi alla nuova realtà. “Possiamo dire con una certa sicurezza che si tratta di una crisi. Quando si dà un’occhiata ai mercati finanziari, si notano serie difficoltà, che mi ricordano la crisi che abbiamo avuto nel 2008“.

Dopo che le autorità di Pechino hanno effettuato una nuova svalutazione dello yuan, dimostrando di aver completamente perso la Trebisonda, i mercati cinesi – che normalmente aprono alle 9.30 locali e chiudono alle 15 con una pausa di un’ora e mezzo – hanno chiuso dopo soli 29 minuti di scambi. Già dopo appena 870 secondi le contrattazioni sono state sospese. La Borsa di Shanghai ha accusato un calo del 7,3% e l’indice Shenzen dell’8,3%.

Se la Cina non troverà un modo per risollevarsi e evitare un ‘hard landing‘ della seconda economia al mondo, il futuro per le economie mondiali, le cui stime di crescita sono state di recente riviste al ribasso dalla Banca Mondale per i prossimi due anni, si profila a tinte decisamente fosche.