Sony cancella film dopo attacco hacker: è stata la Corea del Nord

18 Dicembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Un gruppo di hacker assoldati dalla corea del Nord avrebbero sferrato un attacco alla Sony Pictures, che si è vista costretta per motivi di sicurezza a cancellare la programmazione nelle sale cinematografiche della controversa commedia “The Interview”.

Per via dello stretto controllo esercitato dal regime nordcoreano su Internet, i funzionari americani hanno motivo di credire che l’attacco sia stato ordinato dalle autorità o dallo stesso leader Kim Jong-un.

Alcuni analisti, grandi conoscitori del regime isolato nordcoreano, sottolineano come il paese abbia speso le sue poche risorse economiche nella creazione di una rete di hacker, chiamata “Bureau 121”, che ha l’incarico di sferrare attacchi informatici.

La proiezione del film, che racconta dell’uccisione del leader della Corea del Nord, è stata cancellata dopo le minacce ricevute circa l’incolumità degli spettatori.

Dopo che le sale cinematografiche hanno deciso di rimandare o cancellare dai loro palinsesti il film, con Seth Rogen e James Franco, a Sony Pictures non è rimasta più altra scelta.

“Alla luce della decisione presa dalla maggioranza dei nostri distributori, abbiamo deciso di rimandare la data di uscita del film nelle sale”, che era prevista per il giorno di Natale, il 25 dicembre.

“Sony è stata vittima di un assalto senza precedenti contro i nostri dipendenti, i nostri clienti e il nostro business”, ha dichiarato la società. La decisione costerà centinaia di miliardi di dollari all’azienda.

Il film è diventato oggetto di controversie perché la trama parla dell’assassinio di Jong-un. Piano piano a Hollywood i nordcoreani stanno diventando tra i nemici ‘classici’ tra quelli rappresentanti nei film di spionaggio e fantascienza.

Nella minaccia cibernetica vengono addirittura invocati gli attacchi alle Torri Gemelle. La Fbi sta indagando e il Dipartimento di Sicurezza ha detto che non “ci sono prove di intelligence” a supporto della tesi che ci sia un piano per mettere a repentaglio l’incoluminità di chi va al cinema degli Stati Uniti.

(DaC)