Smacco dei petrolieri alle Regioni, con l’aiuto del governo

29 Gennaio 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Su Tempa Rossa e, più in generale, per autorizzare la ricerca, l’estrazione, il trasporto e lo stoccaggio di idrocarburi, lo Stato avrà sostanzialmente mano libera senza nessun assenso da parte delle regioni.

Questa la denuncia del Coordinamento No Triv in merito all’escamotage dell’ex governo Renzi scoperto dal costituzionalista Enzo Di Salvatore, padre dei quesiti referendari sulle trivelle del 2016 che ha riesaminato il fascicolo sulla raffineria di Taranto, dove confluirà il petrolio del mega giacimento Tempa Rossa. 

Come scrive Il Fatto Quotidiano per evitare il referendum il governo guidato allora da Matteo Renzi aveva ceduto alla pressione di dieci Regioni accettando con un maxi emendamento alla Legge di Stabilità 2016, di concordare con esse i progetti. Ma solo dopo sei mesi si scopre che Renzi ha cambiato le carte in tavola e questo grazie ad una semplice modifica di una norma del 1990.

“Tra quelli usciti dal referendum perché coperti da maxi emendamento alla legge di Stabilità – ricorda a ilfattoquotidiano.it Enrico Gagliano, cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv – c’era quello che garantiva alle dieci Regioni interessate che ogni volta che si fosse trattato di realizzare un progetto di tipo energetico il Governo avrebbe dovuto trattare con loro e conseguire un’intesa in senso ‘forte’, così come più volte ha richiesto la Corte costituzionale con la sua giurisprudenza”.

Una modifica poi approvata dal successivo esecutivo guidato da Paolo Gentiloni il 22 dicembre scorso ha dato l’ok ad una delibera che consente la prosecuzione dell’iter dell’istanza di autorizzazione per adeguare le strutture logistiche alla raffineria Eni a Taranto nonostante l’opposizione della Regione Puglia.

“La norma in questione, varata dal Governo Renzi tradisce milioni di italiani e cancella una delle principali conquiste delle Regioni ottenute con la previsione, in Legge di stabilità 2016, dell’obbligo del raggiungimento di un’intesa in senso forte tra Stato e Regioni ai fini dell’approvazione di progetti petroliferi”.

Secondo il coordinamento ciò comporta che” da un anno e mezzo a questa parte tutti i progetti che riguardano gas e petrolio possono essere approvati e resi cantierabili in tempi rapidi, così come richiesto dalle società del settore Oil&Gas”.

“Con una semplice modifica normativa il Governo Renzi ha fatto sì che lo Stato potesse superare facilmente l’opposizione delle Regioni convertendo l’intesa in senso forte in una intesa in senso debole. (…) Questa norma è palesemente incostituzionale, anche alla luce dell’esito del referendum che ha ribadito che lo Stato non può in alcun modo prevaricare le Regioni nelle scelte che concernono l’energia ed il governo del territorio”.