Siria: Obama pronto ma chiede ok al Congresso

31 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – “Sono pronto a dare l’ordine, possiamo farlo in ogni momento”. “Ma chiedero’ l’autorizzazione preventiva al Congresso”. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, apparendo nel Rose Garden della Casa Bianca con a fianco il Vice Joe Biden, ha sorpreso tutti annunciando che lui vuole intervenire per “punire” Assad, in quanto e’ dovere morale degli Stati Uniti impedire massacri di innocenti civili con armi chimiche, ma che cerchera’ prima l’avallo politico del Congresso, sulle orme di quel che e’ accaduto con il maggior alleato degli Usa, la Gran Bretagna (il premier Cameron ha chiesto l’autorizzazione alla House of Commons ed e’ stato sconfitto).

“Ho deciso che gli Usa devono intervenire militarmente in Siria: non sarà un intervento senza un limite e non sarà con truppe di terra. Le nostre forze militari sono posizionati nella regione e siamo pronti a colpire quando vogliamo e quando sceglieremo, domani, la settimana prossima o da qui a un mese”. Obama ha aggiunto: “Cercherò l’autorizzazione del popolo americano attraverso un voto al Congresso. Ho fiducia nelle decisioni del mio governo, anche senza l’Onu, che finora è stato paralizzato”. Il voto al Congresso e’ previsto dopo il riento dalle ferie estive la settimana del 9 settembre, ha fatto sapere il leader repubblicano alla Camera John Boehner.

Il punto cruciale del discorso di Obama e’: che fretta c’e’ di colpire adesso la Siria? Sferrare un attacco puo’ essere eventualmente fatto anche in seguito. Con calma. E dopo aver fatto decidere al Congresso, “visto che gli Stati Uniti sono un grande paese democratico”, come ha detto il presidente.

[ARTICLEIMAGE] Obama dice “di essere convinto di avere l’autorita’ di sferrare l’attacco, ma per il paese e’ meglio che ci sia un dibattito politico preventivo”. Per questo il presidente ha parlato con il leader democratici e repubblicani al Congresso, per convocarli a Washington nei prossimi giorni. La Casa Bianca ha preparato un documento molto breve, su cui il Congresso dovra’ votare, in cui Barack Obama chiede l’autorita’ per l’uso della forza militare per un attacco volto a limitare l’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad in Siria.

L’attacco con le armi chimiche compiuto dal regime di Damasco “è contro la dignità umana e contro la sicurezza nazionale” e “quella dei paesi alleati”, ha spiegato Obama motivando la sua decisione di intervenire militarmente in Siria, anche per “evitare un’escalation nell’uso delle armi chimiche”. “Questa minaccia deve essere affrontata”, ha ribadito Obama. “Il giusto è il potere – ha proseguito Obama – anche se non ci sono opzioni facili, la nostra sicurezza e i nostri valori ci chiedono di non far finta di non vedere. Io sono pronto ad agire per far fronte a queste violenze”, ha concluso il presidente.

Ad Obama il Pentagono – secondo alcune fonti di Washington la massima carica militare americana, il Joint Chief of Staff – ha fatto sapere che ci sono molti dubbi sullo scopo, e l’exit, di un’azione militare “limitata”, e soprattutto non destinata ad alterare gli equilibri interni in Siria e gli esiti della guerra civile.

Intanto e’ sempre piu’ chiaro che tutti i paesi arabi confinanti con la Siria si sono chiamati fuori dal condividere un eventuale attacco militare degli Stati Uniti contro il regime di Assad, e in prima linea quelli alleati con l’America: Turchia, Giordania, Egitto, Arabia Saudita.

Sull’altro fronte, il capo dei pasdaran, Mohammad Ali Jafari, comandante dei Guardiani della rivoluzione islamica, il corpo delle forze speciali iraniane, ha lanciato un severo monito contro un eventuale intervento militare americano in Siria, affermando che esso provocherebbe reazioni “al di là” delle frontiere di questo Paese. “Se gli americani credono che un intervento militare sarà limitato all’interno delle frontiere della Siria, questa è un’illusione e provocherà reazioni al di là di questo paese”, ha dichiarato il comandante Mohammad Ali Jafari, citato dall’agenzia Isna.

Nel frattempo gli ispettori delle Nazioni Unite sono arrivati nel pomeriggio nei Paesi Bassi, a Rotterdam, dove ha sede l’Organizzazione per il controllo delle armi chimiche (OIAC). “L’aereo è atterrato alle 17”, ha indicato Michael Luhan, portavoce dell’Oiac. “Un’automobile trasporterà i campioni verso il laboratorio mentre gli ispettori si dirigeranno con altri veicoli verso la sede dell’OIAC” all’Aia. La squadra degli ispettori aveva lasciato il Libano in mattinata e si era imbarcata a bordo di un aereo messo a disposizione dal governo tedesco.

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Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha dichiarato che “non ha anora preso una decisione” relativamente a un attacco contro la Siria, confermando che l’unico scenario al momento al vaglio della Casa Bianca “e’ un’opzione militare che non prevede impegno di truppe di terra”, ma un attacco “limitato” tramite forze aeree e navali.

Una linea assurda, quella di Obama, intanto poco incisiva, che persegue a tentoni una politica estera in Medio Oriente molto rischiosa. Infatti questa strategia non avra’ nessun chiaro esito, non sara’ percepita come vittoria ne’ morale ne’ militare, e anzi mettera’ benzina sul fuoco per coloro che sostengono quanto sia difficile per il complesso militare/industriale americano, con qualsiasi presidente in carica, rinunciare a fare il “poliziotto del mondo”.

“Esportare la democrazia” con le armi e’ l’errore che fara’ anche Barack Obama, esattamente come lo fece il suo ignorante predecessore repubblicano del Texas George W. Bush, con le due guerre in Irak e Afghanistan, costate $2 trilioni e decine di migliaia di morti. Da Obama ci si sarebbe aspettato di piu’.

Inoltre questa operazione militare anti-Siria non ha l’autorizzazione dell’ Onu, ne’ della Nato, ha perso per strada il miglior alleato degli Stati Uniti, gli inglesi; Obama insomma lascia a lato, come nulla fosse, una serie di fattori chiaramente negativi (red flag) ma visibilissimi, che rischiano di ripercuotersi malamente sugli Stati Uniti, come un boomerang esplosivo. L’America agisce quindi per conto suo, in modo illegale e illecito, creando tensioni enormi nella regione del Medio Oriente. Tutto rischia di spofondare. E inoltre Obama fara’ di Assad, il feroce dittatore siriano che ha gia’ compiuto una carneficina di oltre 100.000 suoi concittadini, un nuovo eroe, invece che il cattivo della situazione.

Il presidente Usa ha detto, da una sala della Casa Bianca in cui era in riunione con i i leader di paesi baltici, che qualsiasi strategia sara’ decisa, in ogni caso non avrebbe lo scopo di alterare gli equlibri politici o militari nella guerra civile in Siria, ma solo di dare il segnale che gli Stati Uniti non possono lasciar correre sull’uso di armi chimiche in Siria da parte del regime di Assad. L’amministrazione pare certa della matrice governativa dell’attacco sulla popolazione a base di gas o altri arme batteriologiche a Damasco.

Insomma Obama è pronto ad attaccare la Siria anche senza l’appoggio della Gran Bretagna, che si è chiamata fuori dopo il no del Parlamento britannico e la clamorosa sconfitta del premier David Cameron, che tanto aveva auspicato un intervento militare contro il regime di Assad. Obama pare disintessarsi del fatto che l’80% della popolazione americana, secondo gli ultimi sondaggi, vorebbe al’approvazione preventiva del Congresso e il 50% e’ assolutamente contrario a un impegno militare degli Usa in Siria (vedi sondaggio NBC News/Wall Street Journal).

Obama punterebbe a un attacco militare limitato contro la Siria, stando a quanto riportano fonti sentite dal New York Times. Le stesse fonti ribadiscono la determinazione del presidente americano ad agire anche senza il supporto degli alleati; una quinta nave sarebbe stata inviata verso l’area ad est del Mediterraneo. Ogni nave trasporta dozzine di missili cruise Tomahawk.

A questo punto, lo scenario più probabile è un attacco che sarà sferrato subito dopo che gli ispettori dell’Onu lasceranno la Siria nella giornata di domani, sabato.

“La Gran Bretagna è importante diplomaticamente, ma non è richiesta militarmente – ha commentato al Telegraph Barry Pavel, ex funzionario della difesa alla Casa Bianca – La Casa Bianca può agire anche senza i britannici”.

Un chiaro avvertimento è arrivato però giorni fa dall’ex segretario di Stato Colin Powell che, in una intervista rilasciata nel corso della trasmissione “Face the Nation” andata in ondata su Cbs, ha affermato di conoscere il presidente siriano, che definisce un “bugiardo patologico”.

Tuttavia Powell ha forti dubbi sulla natura dei ribelli in Siria. “Cosa rappresentano (i ribelli)? La resistenza si sta radicalizzando, con il maggior supporto di membri di al Qaida, e cosa accadrebbe se al Qaida vincesse? Non lo so”.

Ancora: “Non possiamo andare in giro pensando che possiamo davvero fare in modo che le cose accadano. Possiamo influenzare la situazione e possiamo essere pronti ad aiutare la gente”, ma solo quando i loro “problemi (interni) saranno risolti o una fazione avrà prevalso su un’altra”.