Silicon Valley: cosa possiamo imparare dalla California nel post-covid

1 Dicembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Silicon Valley: cosa possiamo imparare dalla California nel post-covid

di Bruno Iafelice

La Silicon Valley californiana continua ad essere l’epicentro dell’industria tecnologica e modello di impresa innovativa nel mondo. Lo hanno confermato i tassi di crescita delle aziende locali e le acquisizioni milionarie che hanno caratterizzato gli ultimi dodici mesi, in piena emergenza da COVID-19.

Tuttavia, la pandemia ha portato con sé, in tutto il mondo, segni di una crisi economica e una generale incertezza sul futuro.

Si affaccia una nuova stagione di sfide su tecnologia e innovazione per le imprese, che si chiedono come orientarsi ed approcciarsi al cambiamento in atto e come poter diventare, in particolare, più competitive su nuovi mercati, in un’ottica di internazionalizzazione. In questo scenario di grande instabilità, il modello della Silicon Valley può essere considerato un valido punto di riferimento a cui a guardare. Vediamo in questo articolo le caratteristiche principali di questo modello e cosa imprese e leader dell’era del post-Covid possono imparare.

Le considerazioni fatte sono basate su quanto visto presso il Silicon Valley Institute of Technology Entrepreneurship (TVLP). Radicato in Silicon Valley, l’Istituto forma a Menlo Park, a due passi dal campus di Facebook, sui temi dell’imprenditorialità e dell’innovazione, talenti internazionali ed imprese provenienti da 42 diversi paesi.

La sua visione, internazionale e interna al mondo dell’innovazione, deriva da un mix di competenze trasversali che caratterizza i suoi 35 docenti, provenienti dal mondo del venture capital; dall’interno di aziende della Silicon Valley di fama mondiale e dell’imprenditoria di successo.

Ciò che la rende unica al mondo: “The Silicon Valley mindset”

A rendere tuttora la Silicon Valley la più grande combinazione al mondo di conoscenze, capitali ed opportunità di successo è la sua cultura imprenditoriale. E’ grazie a questa cultura che “l’american dream” non ha mai cessato lungo la penisola che unisce San Francisco, la parte più emergente, al cuore della valle intorno San Jose. Qui una persona tecnologicamente preparata trova il terreno ideale per partire da zero e crescere grazie ad un approccio meritocratico, alla presenza di capitali e ad una mentalità orientata al successo.

Qui sono nate Apple, Facebook, Tesla, Genentech, e generazioni di imprenditori che hanno alimentato e tramandato un modello vincente moltiplicandone l’effetto. Tutto questo rappresenta il c.d. “Silicon Valley mindset”, irripetibile in altre parti del mondo e vero punto di forza. Una cultura attualissima e da trasmettere a imprenditori e manager di tutto il mondo. Cerchiamo ora di analizzare più in profondità gli aspetti concreti di questo particolare mindset. Sono sostanzialmente 3 e possono stimolare anche leader e imprese italiane verso nuovi successi.

 

  1. L’imprenditorialità:

Nell’attuale sistema economico, lo sviluppo professionale non è più lineare come in passato (studio → ricerca del lavoro → crescita professionale) ma caratterizzato da continui cambiamenti: di mansione; di settore industriale; di paese/nazione. Questo modello, apparentemente caotico e con continui passi avanti e indietro, e’ ben noto agli imprenditori. Questi infatti, a differenza dei manager, sono naturalmente avvezzi ad adeguarsi con rapidità al cambiamento e, anzi, a farne il loro punto di forza. E’ infatti dall’incertezza, dalla voglia di codificare e soddisfare nuovi bisogni, che sono nate le loro imprese, eccellenti terreni di sperimentazione. Cosi’ come dagli errori sono nate soluzioni nuove e vincenti.

Gli imprenditori, soprattutto chi fa innovazione, hanno un punto di vista sul mondo differente. E ciò è particolarmente vero soprattutto per quelli della Silicon Valley, cresciuti in un contesto in continua e rapida evoluzione. In sintesi, l’imprenditore della baia di San Francisco sa che deve

  • partire sempre dal problema anziché dalla soluzione;
  • focalizzarsi su un progetto solo, e ben definito, per volta;
  • valorizzare il proprio team;
  • considerare il tempo come l’unica risorsa limitata;
  • vedere il fallimento come un’esperienza di crescita anziché come una macchia sul proprio percorso professionale.

Più nello specifico, l’imprenditore della Silicon Valley parte sempre da un bisogno, ben definito, uno e semplice, da soddisfare attraverso una altrettanto chiara soluzione (prodotto o servizio) e che risolto trova un numero di beneficiari tanto grande quanto un mercato potenziale. Esso conosce la grande importanza per il successo del progetto di trovare il team giusto e di valorizzarlo, attraverso una cultura del lavoro positiva ed inclusiva (ad esempio con partecipazioni azionarie, “stock option”). Una buona idea infatti senza un buon team non decolla. E questo è il motivo per cui in Silicon Valley il dialogo e lo scambio di idee sono aperti e non esiste alcuna cultura del segreto, che al contrario è mal vista.

Nella mentalità dell’imprenditore della Silicon Valley, inoltre, non esiste nessuna risorsa diversa dal tempo che sia davvero esauribile. Tutte le risorse dal suo punto di vista possono essere rialimentate; anche quelle economiche ricorrendo a diversi cicli di finanziamento. Tuttavia, sul tempo occorre invece andare veloce.

In questo senso, nella baia di San Francisco, tutti sono perennemente ossessionati dal trascorrere del tempo. E anche il fallimento, che non è visto come un errore ma come passaggio necessario all’interno di un percorso di acquisizione di esperienze, è bene che arrivi il prima possibile; cosicché poi si possa andare oltre, con la certezza di non poter più inciampare in quella stessa difficoltà. Questo approccio è efficacemente espresso con il motto: “Try, fail, learn, repeat”  cioe’ prova, fallisci, impara, e ripeti.

Ognuno di questi aspetti del mindset imprenditoriale della Silicon Valley può essere fruttuosamente trasferito anche ai leaders e al top management delle PMI italiane, ad imprenditori e manager di altri paesi, che entrando in contatto con questa realtà possono rendersi portatori di una nuova cultura aziendale e sviluppare progetti di impresa innovativa di successo.

Un esempio di questo modello di condivisione vincente e’ la cosiddetta “PayPal Mafia”, intendendo – in senso buono – il gruppo dei primi dipendenti di PayPal che, visto il successo di questa startup, hanno in seguito dato vita ad altre imprese come Tesla, Kiva, LinkedIn, SpaceX, Slide, YouTube, Yelp, e Yammer; e a loro volta i primi dipendenti di queste imprese hanno dato vita a Pinterest, Facebook, Uber, e altre.

In questa direzione hanno deciso di investire aziende come LG (Corea), YPF Oil and Gas (Argentina), Chalhoub (Emirati Arabi) e tante altre. LG, ad esempio, che ha portato 35 senior manager in Silicon Valley allo scopo di trasferire loro la cultura del fallimento tipica di questo posto. Chalhoub ha fatto un progetto simile ma orientato al connubio tecnologia, alta moda, e beni di lusso.

Quest’ultima esperienza in particolare rappresenta uno dei tanti esempi facilmente replicabili da parte delle PMI italiane sia per settore merceologico sia per modello molto simile a quello delle imprese a gestione familiare italiane.

 

  1. La tendenza al reciproco aiuto (venture capital):

La Silicon Vallley è anche il terreno ideale in cui trovare o offrire capitale e competenze. La grande possibilità di raccolta di capitale in particolare permette l’accesso a fondi o microfondi, anche partendo da zero; di allacciare partnership e di trovare reciproco aiuto, sia dal punto di vista finanziario che di competenze.

Tutte le più grandi aziende del pianeta hanno una presenza in Silicon Valley ed è molto più facile fare accordi internazionali lì anziché altrove, perché le persone sono ben disposte al confronto. In Silicon Valley esistono tanti tipi di investitori e round diversi di investimento in cui entrare nell’azienda. Tra questi, gli investitori di rischio (angel e venture capitalist) e gli investitori strategici (imprese che hanno gruppi che fanno operazioni di venture capital).

Queste ultime vedono nelle start up non solo una opportunità finanziaria ma anche e soprattutto una fonte di conoscenza e di innovazione. Questa è la ragione per cui tutte le più grandi aziende del mondo hanno una presenza in Silicon Valley. Investire diventa quindi creare connessioni e acquisire competenze. Assistere ai pitch delle start up permette di imparare tanto ogni volta, in un contesto dove lo scambio di idee e competenze è elemento culturale fondante, che consente anche ad aziende apparentemente in competizione tra loro di condividere investimenti.

Dal punto di vista di chi cerca capitali, bisogna superare la visione del venture capital come uno strumento che porta a una diluizione della proprietà e del controllo. Si deve piuttosto vedere come una opportunità per l’impresa di espandersi, di disporre di nuove competenze, di creare connessioni, e quindi di crescere in un mercato ormai globale. Il concetto locale è quello della “torta”: portare capitale di rischio significa ingrandire la torta e ridurre la fetta dei fondatori. Quindi dovremmo chiederci: e’ meglio avere il 10% di un piccola azienda o l’1% di una impresa come Amazon o Facebook.

 

  1. La tendenza ad anticipare e prevedere il futuro:

La terza caratteristica del mindset tipico della Silicon Valley è la sua tendenza naturale ad anticipare il futuro; ad essere il terreno ideale in cui l’innovazione si manifesta e si sviluppa prima che in qualunque altro posto al mondo.

Tale tendenza è direttamente collegata al fatto che in questa valle della California è presente la più alta concentrazione di innovatori e sperimentatori, intrisi di una cultura ossessionata dal tempo e dall’esigenza di arrivare prima che il cambiamento si verifichi. Le stesse città intorno alla Silicon Valley competono infatti fra loro nell’offerta di un’ambiente favorevole alla sperimentazione e sviluppo delle start up che ogni anno nascono.

Ad aiutare è anche la presenza, forse unica nel mondo, di persone ben istruite, benestanti, e pronte a sperimentare qualcosa di nuovo (“early adopters”). Tutto cio’ rende questo territorio un grande laboratorio per testare e affinare nuovi prodotti prima di lanciarli nel resto degli Stati Uniti e del mondo.

 

Conclusioni:

Il modello di cultura e innovazione della Silicon Valley può essere un punto di riferimento per le attuali e future generazioni di leader della piccola e media impresa italiana. In particolare, rispetto al concetto di fallimento; alla tendenza a partire dal problema anziché dalla soluzione; alla tensione al cambiamento e alla sperimentazione, così come alla collaborazione tra imprese e persone, nella direzione di un successo concepito come fenomeno inclusivo e replicabile.

Ma anche alla presa in considerazione di nuove forme di raccolta o impiego di capitale, come quelle del venture capital, che non porta solo vantaggi finanziari ma anche opportunità di partnership e crescita per chi riceve l’investimento e per chi lo fa. E infine allo sviluppo di una maggiore propensione e capacità di adattamento al cambiamento, anche attraverso l’ispirazione al modello degli early adopter che in Silicon Valley rappresentano il terreno su cui si gioca l’anticipazione del futuro.

Tutto questo, non solo per superare il periodo attuale, ma soprattutto per trovare una nuova marcia per affrontare le sfide del futuro.